In questo lavoro si è applicata una metodologia innovativa
di analisi della tipologia delle stazioni forestali, già sperimentata
in Francia su territori di ampia estensione, alla situazione italiana,
cercando in particolare di adattarla ad una scala di maggior dettaglio.
Come ambito di studio è stata scelta una valle trentina, la Val
di Sella, laterale della Valsugana. Tale valle presenta aspetti di particolare
complessità vegetazionale a causa dei frequenti rimaneggiamenti
antropici e dei trascorsi bellici che hanno a più riprese cambiato
faccia al suo paesaggio forestale e, trovandosi al confine col Veneto,
si presta ad utilizzare come confronto la già esistente tipologia
forestale del Veneto.
Basato su una solida mole di dati rilevati e quindi su un consistente
lavoro di campagna, lo studio ha seguito delle linee sperimentali completamente
nuove, non solo rispetto ai metodi della ricerca italiana, ma per alcuni
punti di vista, anche relativamente ai lavori sulle tipologie effettuati
all’estero.
Il lavoro ha mirato proprio all’elaborazione di una tipologia forestale
che abbia immediata utilizzabilità da parte dell’Ufficio
assestamento e dei tecnici operanti sul territorio, con la possibilità
di essere direttamente impiegata nella pianificazione forestale a diverse
scale.
Nel lavoro si descrive nel dettaglio la metodologia francese da cui
si è preso spunto, in particolare facendo riferimento alla scuola
che trova nel Laboratoire des Ecosystèmes Alpins del Centre de
Biologie Alpine dell’Université
Joseph Fourier di Grenoble
alcuni tra i suoi esponenti di maggior rilievo.
Il lavoro si è svolto nelle seguenti fasi:
Studio preliminare (1995)
1) Ha consentito di delineare le caratteristiche principali della zona
tramite un inquadramento geografico, storico, climatico, e vegetazionale.
La vegetazione è stata descritta sia utilizzando informazioni provenienti
da studi fitosociologici sia, tramite i piani di assestamento, dal punto
di vista forestale e produttivo.
2) Visite e studio in campo per determinare una prima suddivisione
generale della vegetazione e per definire i primi punti di rilievo.
3) Preparazione di una scheda di rilievo atta all’impiego per questa
ricerca.


Prima fase (1996)
4) Prima campagna di rilievi: seguendo il piano di massima elaborato
l’anno precedente si è passati alla fase di rilevamento che nella
primavera-estate del 1996 ha portato alla raccolta di 70 rilievi, realizzati
nelle differenti formazioni boschive secondo una prima suddivisione di
massima. I rilievi sono stati eseguiti secondo il metodo Braun-Blanquet.
5) Prima elaborazione dei rilievi tramite programmi di analisi multivariata
ed il confronto con le osservazioni raccolte in campo. Si sono usati a
tal fine metodi di elaborazione applicati usualmente per l’analisi fitosociologica.
Lo scopo era quello di capire se si era fatta una buona scelta delle aree
campione, sia qualitativamente che quantitativamente, cioè se era
ancora necessario effettuare ulteriori rilievi e, nel caso, quali erano
i tipi che risultavano sottocampionati e sui quali era ancora necessario
intervenire.
Seconda fase (1997)
6) Seconda stagione di rilievi: nella primavera ed estate del 1997
si è proceduto ad effettuare i rilievi secondo gli stessi criteri
illustrati in precedenza, così da averne un numero significativo.
Si è cercato così di coprire tutte le tipologie fondamentali
della valle particolarmente evidenti od estese e si sono realizzati alcuni
rilievi in ambienti particolari o poco rappresentativi, per confronto.
Si sono effettuati 54 rilievi, così da raggiungere il totale di
124. L’elevato numero di rilievi sottolinea la valenza forestale del lavoro,
che non vuole ottenere una suddivisione per gruppi fitosociologici, ma
una divisione per tipi forestali con uno sguardo particolarmente attento
alle dinamiche vegetazionali, di fondamentale importanza per le scelte
colturali dei gestori.
7) Raggruppamento di tutti i rilievi raccolti ed analisi statistica
approfondita con interpretazione ragionata dei risultati delle elaborazioni.
Il raffronto fra i gruppi di specie e di rilievi ottenuti tramite la Cluster
Analysis e la loro distribuzione nello spazio, lungo una serie di assi
fattoriali che si ottengono applicando alla matrice specie-rilievi l’Analisi
fattoriale delle Corrispondenze (AFC), consente di classificare i gruppi
secondo le loro caratteristiche ecologiche e di fornire sulla base di queste
a ciascuno di essi una denominazione appropriata. L’interpretazione dei
dati, in riferimento ai risultati ottenuti con le diverse elaborazioni,
si è basata su semplici valutazioni fitosociologiche integrate da
considerazioni ecologiche, stazionali e di dinamica evolutiva.


8) Raccolta campioni di suolo: sulla base della definizione dei gruppi
ecologici si sono identificate alcune aree nelle quali andare a scavare
i profili del suolo. Se ne sono identificate 8, che sono state scelte con
l’aiuto del Dott. Fabrizio Ferretti, forestale e pedologo, ricercatore
presso l’Istituto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo. La classificazione
di profili è avvenuta sulla base delle osservazioni effettuate in
campo e raccolte sulle apposite schede e grazie alla documentazione fotografica
avvalendosi dell’aiuto del prof. Alessandro Mancabelli, pedologo forestale
che insegna presso l’Istituto di S. Michele all’Adige.
9) Per consentire controlli e verifiche future sul lavoro effettuato
si sono realizzati alcuni rilievi GPS grazie alla collaborazione del dott.
Paolo Zatelli, dottorando presso il Laboratorio di Topografia del Dipartimento
di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università di Ingegneria
di Trento. Tali rilievi hanno interessato soprattutto le zone dove si erano
effettuati i rilievi pedologici ed alcuni dei rilievi inerenti le principali
tipologie. A tale scopo si è utilizzato un GPS Ashtech Husky utilizzando
una stazione fissa Z-12 in Val di Sella. I rilievi hanno consentito di
determinare le coordinate nel sistema WGS 84 dei punti rilevati con errori
trascurabili. Questo permetterà in un futuro il ritrovamento dei
punti anche quando sia trascorso molto tempo facendone, di fatto, delle
aree di saggio permanenti.

Per completezza scientifica, il lavoro di definizione delle tipologie è
preceduto da un inquadramento fitosociologico di tipo classico e da un
esame dei dati principali riportati nei Piani di Assestamento forestale.
Per l’impostazione del lavoro prima e per l’interpretazione dell’analisi
floristica dei rilievi e delle specie poi ci si è avvalsi della
collaborazione dello staff del Laboratoire des Ecosystèmes Alpins
del Centre de Biologie Alpine dell’Université Joseph Fourier di
Grenoble diretto dal Prof. Michalet. Tale collaborazione ha richiesto
ripetute visite a Grenoble e si è valsa di alcune escursioni in
Val di Sella con il Prof. Michalet.
Nel presente lavoro si introducono quindi i programmi di cui ci si
è serviti per l’analisi floristica descrivendo le difficoltà
principali incontrate e le soluzioni adottate sia dal punto di vista pratico
che informatico per risolvere i principali problemi di utilizzo legati
sia ai formati di input dei files sia all’interfaccia grafica.
Nel capitolo dedicato all’analisi floristica ed alla definizione dei
gruppi principali, si descrive sia come si sono portate avanti le analisi
floristiche sui campioni raccolti, sia l’interpretazione semplificata degli
assi principali dell’analisi multivariata utile per giungere ad un inquadramento
ecologico dei "gruppi ecologici" delle specie, i quali servono per la definizione
finale dei tipi, ed i rilievi relascopici effettuati utilizzando la banda
dell’1 (uno) per fornire ulteriori informazioni che si andassero ad aggiungere
al rilievo floristico.
Al termine si pubblica un catalogo semplificato dei tipi individuati.

Le analisi floristiche unite alle osservazioni fisionomiche ed ai rilievi
pedologici e relascopici hanno permesso di fornire interessanti informazioni
sulla struttura fisionomico-ecologica dei popolamenti. Tuttavia, mentre
per i popolamenti xerofili e mesoxerofili, all’interno dei quali l’estremizzazione
delle condizioni ecologiche è più forte, è stato più
facile addivenire ad una classificazione, per quelli mesofili, in cui i
gradienti di passaggio sono meno bruschi e maggiormente graduali ed il
passato intervento antropico rende difficile anche l’interpretazione dei
popolamenti dal punto di vista fisionomico, la classificazione dei tipi
deve necessariamente essere verificata con rilievi del suolo e dell’humus.
Anche alla luce dei risultati delle analisi floristiche, dunque, si sottolinea
l’importanza che lo studio approfondito della stazione ed in particolare
il rilievo pedologico sembra rivestire, soprattutto per cercare di chiarire
gli indirizzi evolutivi dei popolamenti in studi tipologici effettuati
su scala di dettaglio come quella di piano d’assestamento.
Da un primo confronto con la tipologia del Veneto, che dovrebbe essere
vicina per le caratteristiche geografiche della zona scelta per questo
studio, poiché la Val di Sella si trova ai confini col Veneto stesso,
sembra di poter affermare che si arrivino a definire tipi e sottotipi ad
un livello di dettaglio più puntuale rispetto ai lavori tipologici
strutturati per grandi regioni e questo fa apparire il metodo piuttosto
interessante.
L’analisi dei dati di area basimetrica messi in relazione con i raggruppamenti
delle analisi floristiche ha permesso di evidenziare un certo legame fra
una determinata tipologia e l’area basimetrica media che si ritrova in
quel tipo. Tuttavia questo legame è tanto più forte tanto
maggiore è l’omogeneità della tipologia. Dove le modificazioni
antropiche hanno fortemente cambiato l’ambiente tale valore risulta poco
significativo.
E’ ovvio per quanto detto che non si pretende né di aver descritto
tutti i tipi presenti nella valle, né tantomeno di aver prodotto
una serie di tipi immutabili.Come si è detto, la validità
di questo lavoro dovrà essere testata in futuro. La fase di controllo
e verifica che dovrà essere fatta avrà anche la valenza di
verifica dell’applicabilità delle tipologie così strutturate
in modo da capire se queste siano facilmente riconoscibili sul terreno
da parte degli assestatori forestali.
Il rilievo GPS consentirà di rintracciare i punti di rilievo
floristico in modo da realizzare controlli sul lavoro effettuato e da verificare
se le previsioni evolutive di dinamica vegetazionale formulate si saranno
o meno verificate. Questo permetterà di individuare anche quali
delle tipologie stazionali classificate si potranno ritenere stabili temporalmente.
Essere svincolati dai segnali lasciati sul terreno per poter ritrovare
aree di saggio a distanza di anni potrebbe consentire di approfondire sensibilmente
gli studi di dinamica vegetazionale e conseguentemente la nostra capacità
di gestire ed assestare i boschi.