L’industria
dei metalli leggeri appartiene principalmente alla storia di quest’ultimo secolo,
ma nonostante questa relativa giovinezza questo settore è in continua
accelerazione nello sviluppo di nuove tecnologie e miglioramenti. Il ruolo che
l’Alluminio, in particolare, riveste nella nostra vita quotidiana è tale che a
volte risulta difficile pensare che solo ottanta anni fa questo metallo non era
altro che una rarità.
L’Alluminio è un
metallo fortemente elettronegativo e possiede un’alta affinità per l’ossigeno,
ragione per la quale, nonostante sia uno dei sei elementi più abbondanti nella
crosta terrestre, non è stato completamente isolato prima del diciannovesimo
secolo.
L’impulso
maggiore nella purificazione dell’Alluminio è avvenuto intorno al 1850, quando
quasi indipendentemente uno dall’altro Robert Bunsen e Henri Deville misero a
punto il metodo elettrolitico, anche se l’effettiva produzione industriale
cominciò nei primi anni del 1900. La produzione moderna dell’Alluminio comincia
con l’estrazione della bauxite (principalmente in Australia e Jamaica), che
contiene approssimativamente il 25% del metallo. In seguito il minerale
concentrato viene convertito in allumina tramite il processo Bayer (con
idrossido di sodio) la quale viene aggiunta ad una miscela di criolite e
feldspati. Tale miscela viene sciolta in sali fusi di criolite e quindi
elettrolizzata in celle ad anodi di carbonio per ottenere il metallo a circa il
99,5 % di purezza.
Questo tipo di
attività coinvolge principalmente l’utilizzo di ingenti quantitativi di energia
elettrica (circa 15kWh/kg solo nella cella elettrolitica) con ovvie
ripercussioni sui costi finali dei manufatti, per i quali si stima che i costi
dell’energia elettrica nell’intera produzione rappresentino piu’ di un terzo
del costo totale. Negli ultimi anni si stanno affermando tecnologie di
riciclaggio dell’Alluminio usato, con ottimi risultati e notevoli benefici di
natura sia ambientale sia economica in quanto la lavorazione dell’Alluminio
secondario richiede un consumo di circa il 40% di energia in meno rispetto alla
lavorazione dell’Alluminio primario

Fonti di Produzione (1985
e 1995)
Una
volta prodotto l’alluminio metallico, viene trasformato tramite processi di
fonderia, con aggiunte di metalli alliganti, lavorazione meccanica e/o
trattamenti termici.
Le tre
proprietà che caratterizzano maggiormente il metallo sono la bassa densità,
circa 2.7, le alte proprietà meccaniche che possono essere ottenute con
appropriate aggiunte di elementi alliganti e/o trattamenti termici, e, non
ultima, la discreta resistenza alla corrosione. Infatti l’alluminio allo stato
puro ha un ottimo comportamento a corrosione e richiede minor protezione
rispetto ad altri metalli; d’altra parte l’alluminio viene sempre rinforzato
con metalli tra i quali rame, zinco, nikel, che rendono la lega più
suscettibile di corrosione.
|
1xxx |
Alluminio puro |
Resistenza alla corrosione, basse proprietà
meccaniche |
|
2xxx |
Rame |
Alta resistenza e lavorabilità, sensibile alla
corrosione. Da TT |
|
3xxx |
Manganese |
Resistenza alla corrosione, buona lavorabilità,
medie resistenze |
|
4xxx |
Silicio |
Non usate come prodotti estrusi |
|
5xxx |
Magnesio |
Ottima resistenza alla corrosione, saldabile,
medie resistenze |
|
6xxx |
Magnesio e Silicio |
Le più comuni, ottime combinazioni di proprietà |
|
7xxx |
Zinco |
Alta durezza e lavorabilità, scarsa resistenza
alla corrosione. Da TT |
Commercialmente
esistono 7 grandi famiglie di leghe d’Alluminio, ciascuna delle quali è
caratterizzata dalla presenza di certi elementi alliganti, i quali impartiscono
ad esse la capacità di indurire per deformazione plastica o trattamenti
termici.
Queste
leghe leggere ad alta resistenza sono solitamente impiegate in applicazioni
critiche o architettonico-strutturali, nelle quali non si può tollerare
l’insorgenza di fenomeni di corrosione. Purtroppo alte proprietà meccaniche e
resistenza alla corrosione sono proprietà spesso incompatibili; per tali motivi
industrialmente la strada percorsa per la protezione dell’Alluminio è quella
dei trattamenti superficiali.
Quando
la superficie di un pezzo di Alluminio appena formato è esposta all’atmosfera
viene immediatamente ricoperta con un sottile strato di ossido, in grado di
riformarsi molto velocemente quando danneggiato. Un’importante caratteristica
di quest’ossido è che il suo volume molecolare è stechiometricamente 1.5 volte
quello del metallo; quindi lo strato superficiale si troverà in uno stato di
sollecitazione di compressione, pertanto questo film non solo ricopre il materiale
con continuità, ma anche possiede la capacità di non rompersi quando il
substrato subisce piccole deformazioni.
La
cinetica di crescita dell’ossido sull’Alluminio puro è molto complessa. A
temperatura ambiente lo strato protettivo ha uno spessore di 2-3nm e viene
completamente prodotto in meno di un giorno. A temperature più alte
l’ossidazione termica è controllata dalla diffusione dell’Alluminio e
dell’Ossigeno; in questa configurazione lo spessore cresce con un tasso di
crescita che diminuisce esponenzialmente nel tempo.
Tuttavia,
quando la temperatura raggiunge e supera i 450°C, la cinetica cambia mostrando
una relazione crescente lineare. Questo marcato cambiamento è dovuto alla
trasformazione allotropica di cristallizzazione della g-Al2O3,
che la cui influenza è quella di interrompere la continuità del film. Gli
spessori tipici degli strati di ossidi producibili sono riportati nella tabella
seguente.
|
Ossido naturale su Al o
Al-Mg |
Temp. < 300°C |
1-3 nm |
|
Ossido naturale su Al |
Temp. >300°C |
Fino a 30 nm |
|
Ossido naturale su Al-Mg |
Temp. >300°C |
Fino a 3.000 nm |
|
Ossido chimico |
|
2.5 –
5.0 mm |
|
Ossido da anodizzazione |
|
5.0 – 30 mm |
|
Ossido da anodizzazione
profonda |
|
25 – 150 mm |
Uno dei
principali elementi presenti nelle leghe di Alluminio è il Magnesio. A
temperature superiori a 340°C il Magnesio diffonde dal bulk del materiale e,
anche a concentrazioni molto basse, inferiori a 50 ppm, si instaura un regime
di ossidazione competitiva tra i due metalli. Con l’aumentare della
concentrazione di Magnesio - fino al 4%, valore comune a molte leghe - si forma
un duplice strato di ossidi: Al2O3 all’interfaccia col
metallo e di MgO sulla superficie più esterna; la reazione continua, anche fino
ad elevati spessori, finché non viene consumato tutto il Magnesio o la
temperatura si abbassi a valori incompatibili con la diffusione atomica.
L’andamento cinetico della reazione di ossidazione per Al puro e Al-Mg è
riportato in figura.
La rottura del film di passività può essere
di natura meccanica o da attacco chimico operato da ioni, ad esempio cloruri.
Nella maggioranza dei casi il film si riforma in breve tempo; in relazione al
contenuto in umidità dell’ambiente circostante le reazioni chimiche coinvolte
sono:

Nella
prima reazione catodica si forma ossido di Alluminio, mentre nella seconda si
forma l’idrossido, con in generale minori proprietà protettive.

Torna
all’indice Pagina Successiva