Il Cd e la sindrome ITAI, ITAI

 

Storicamente, tutti gli episodi importanti di contaminazione da cadmio sono il risultato dell'inquinamento da estrazione e fusione di metalli non ferrosi. Il più grave incidente ambientale (conosciuto!) riguardante il cadmio è avvenuto nella regione giapponese di Jintsu, dove le colture di riso per il consumo locale venivano effettuate con acqua di irrigazione attinta da un fiume contaminato da cadmio proveniente da operazioni di estrazione e fusione dello zinco che si svolgevano a monte della regione stessa.

La malattia riscontrata nel 1946 in una zona del Giappone, caratterizzata da osteomalacia con fratture patologiche, a incidenza prevalente fra donne di eta medio-avanzata, multipare. I sintomi prevalenti erano dolori reumatoiodi e mialgici, da cui il nome dato alla sindrome "Itai, itai" (grido di dolore equivalente a "ahi, ahi") così denominata per gli acuti dolori localizzati alle articolazioni.. La causa venne riconosciuta in una intossicazione cronica da cadmio di origine alimentare, per la contaminazione di origine industriale delle acque, quindi dei cibi. L'eziologia della patologia era il danno renale e le alterazioni, secondarie al danno, del metabolismo del calcio e fosforo. In questa affezione, alcuni ioni Ca2+ delle ossa vengono sostituiti da ioni Cd2+, che possiedono la stessa carica elettrica e circa le stesse dimensioni; le ossa assumono, con il tempo, un aspetto poroso e possono fratturarsi. L'assunzione del cadmio da parte dei pazienti affetti da itai-itai fu stimata pari a circa 600 microgrammi al giorno, circa dieci volte l'ingestione media dei Nordamericani. Anche il riso coltivato in altre zone del Giappone risulta spesso contaminato da elevate concentrazioni di cadmio; l'assunzione media di cadmio con l'alimentazione da parte dei Giapponesi è quindi sostanzialmente superiore rispetto a quella delle popolazioni di altri Paesi industrializzati.

 

Esiste la prova che l'esposizione cronica al cadmio comporti, alla fine, una maggiore

probabilità di contrarre malattie renali. La concentrazione media di cadmio nell'uomo è in aumento e in Giappone la quantità giornaliera media di cadmio ingerito sta avvicinandosi al livello massimo raccomandato dalle autorità sanitarie, sebbene tale limite sia stato fissato tenendo conto di un ampio fattore di sicurezza. Pur non presentando fenomeni di biomagnificazione, il cadmio risulta un tossico in grado di accumularsi nell'organismo se non viene eliminato rapidamente (mediante la metallotioneina, come accennato sopra); la sua vita media nell'organismo è di parecchi decenni. Le zone a maggior rischio risultano il Giappone e l'Europa centrale; in questi territori l'inquinamento del suolo da cadmio è particolarmente elevato per la contaminazione dovuta a produzioni industriali.