MOLE ABRASIVE, RETTIFICATRICI, LEVIGATRICI (torna all’indice)

Le macchine utensili viste finora conferiscono ai pezzi la forma definitiva ma non ancora una sufficiente levigatezza; sono necessarie ulteriori operazioni di finitura con le rettificatrici e le levigatrici.

La rettifica dei pezzi si compie con macchine che usano come utensile una o più mole abrasive, solidi di rivoluzione costituiti da un cemento nel quale sono annegati innumerevoli granuli di sostanze abrasive durissime.

Robuste mole a grana grossa possono essere usate anche per lavori di sgrossatura e taglio di barre; le macchine usate per tali lavorazioni sono dette molatrici.

In certi casi si richiede una superficie con levigatezza ancora superiore a quella data dalla rettifica: si compiono allora operazioni di lappatura con abrasivo in sospensione.

RETTIFICATRICI

Le rettificatrici sono macchine che lavorano impiegando mole abrasive e hanno la funzione di conferire ai pezzi forme ben definite con dimensioni molto precise, entro i limiti delle tolleranze prefissate. Sono macchine particolarmente adatte alla lavorazione delle superfici molto dure (superfici temprate, bonificate, etc).

Le rettificatrici possono essere destinate alla lavorazione di pezzi cilindrici o piani; si avrà così la rettifica in tondo (esterna o interna) e quella in piano, qest’ultima con azione periferica (nella quale la mola lavora con la faccia cilindrica) o con azione frontale(nella quale la mola lavora con la sua faccia piana).

Esistono numerosi tipi di rettificatrici, come ad es:

e numerose altre.

 

 

 

Rettificatrici universali

La rettificatrice universale serve per la finitura di superfici di rivoluzione generalmente esterne ma con opportuni accorgimenti si può eseguire anche la rettifica interna. Il movimento di lavoro è posseduto sia dal pezzo che dalla mola perché tanto il pezzo quanto la mola vengono posti in rotazione, rotazione che ha il medesimo senso, sia per il pezzo che per la mola. Il movimento longitudinale di avanzamento è posseduto dal pezzo.

La macchina (Fig 1) è costituita da un basamento su cui è scorrevole in senso longitudinale una tavola; la tavola è orientabile di piccoli angoli (fino a 10°- 20° in un senso o nell'altro)per permettere la rettifica di pezzi con debole conicità. Sulla tavola, a sinistra è montata una piattaforma su cui è piazzata una testa portapezzo munita di una punta. La testa portapezzo è, orientabile sulla piattaforma per permettere la rettifica di pezzi a forte, conicità. In tal caso il pezzo da rettificare viene montato a sbalzo su autocentrante. L'albero della testa portapezzo è fatto ruotare da un motorino collocato nella testa medesima.

Posteriormente alla tavola è situata la testa portamola, scorrevole su guide trasversali (cioè perpendicolari a quelle dei banco). Spesso la testa portamola è orientabile per permettere la rettifica di forti conicità. La mola è quasi sempre montata a sbalzo, protetta da una cuffia e provvista di dispositivi per il raffreddamento.

Il pezzo in lavoro può venir montato tra le punte, come su un tornio, oppure a sbalzo.

 

Fig 9 – 12 : semplici schemi di rettifica.

 

 

LAPPATRICI – LEVIGATRICI (torna all’indice)

La lappatura o lapidatura , è un processo di finitura superficiale consistente nel far strisciare sul pezzo un disco (lapidello) di rame o di bronzo o di ghisa perlitica a bassa velocità e a bassa pressione, con l’ausilio di un abrasivo pastoso diluito in un liquido opportuno avente anche funzione di refrigerante.

La lappatura è adatta alla finitura di pezzi in metallo duro, acciaio temprato, ceramica dura, vetro, ghisa.

 

La levigatura è analoga alla lappatura ma si fa con dischi abrasivi, in genere di carburo di silicio. La finitura superficiale che si ottiene è leggermente inferiore neri confronti della lappatura: l’ordine di grandezza è di 0,4m m contro gli 0,1m m della lapidatura.

La levigatura è più adatta alla finitura di pezzi in acciaio tenero, ottone , leghe leggere, materiali sintetici.