Questo documento
sottolinea nel dettaglio le misure di sicurezza prese nella ricostruzione di un
impianto per la pressocolata del magnesio
dopo che un incendio distrusse completamente l’ edificio originale.
Verrà fatta una breve presentazione della Dalphimetal comprensiva di una
visione d’insieme delle attività legate al magnesio all’interno della
compagnia. Si parlerà anche dell’incendio stesso e le implicazioni conseguenti.
Si presterà attenzione a come la Dalphimetal ha gestito la crisi da una
prospettiva economica, con il solo fine continuare ininterrotta la fornitura ai
clienti di parti realizzate col magnesio. Si commenterà l eccellente aiuto e
supporto dato da varie compagnie. Si rivedrà la ricostruzione del nuovo
impianto di pressocolata “ideale”, che fu costruito a tempo di record. Infine
si focalizzerà l’attenzione sulle misure di sicurezza rivedute e sulle lezioni
imparate.


Dalphimetal
è una compagnia che opera sul mercato globale. I prodotti sviluppati, disegnati
e manifatturati sono principalmente sistemi di sicurezza per auto, inclusi
volanti, air bags, molle per orologio
e altre parti. La maggior parte delle OEM
sono clienti della Dalphimetal. Le vendite totali nell’anno 2000 sono state di
214 milioni di Euro e l’attuale numero di dipendenti è di 1950.
La
Dalphimetal possiede 2 impianti di pressocolata del magnesio, uno in Spagna e
uno in Francia. Al tempo dell’incendio la fabbrica in Spagna aveva otto unità
di pressocolata completamente automatizzate e anche un impianto interno per il
riciclaggio. La fabbrica in Francia possiede tre unità di pressocolata
automatizzate. Le parti prodotte sono soprattutto armature per volanti e alcune
parti dei sedili.
L’incendio fu individuato
attorno alla mezzanotte del 20 marzo 2001. L’impianto aveva due containers per
i resi di magnesio, di Classe A (chiamati C1 e C2 nel disegno, sotto), situati
in un edificio annesso all’impianto di pressocolata (sezione 4). Uno dei
contenitori (C2) era completamente pieno con circa 23 tonnellate di resi,
chiuso e pronto per il trasporto verso il riciclaggio. L’altro contenitore (C1)
era in via di riempimento e al momento dell’incidente conteneva circa 5
tonnellate di resi. Questi contenitori vengono continuamente riempiti con resi
che vengono direttamente dal processo di fusione. I resi vengono raccolti per
mezzo di piccoli contenitori metallici situati sotto le presse di trimming. Quando questi piccoli contenitori sono pieni essi
vengono trasportati ai grandi contenitori di resi (C1 e C2) e immessi in questi
per mezzo di un apparecchio scuotente
sul forklift. Durante una di queste operazioni l’operatore
del forklift notò una fiamma alzarsi
quando i resi vennero svuotati in uno dei grossi contenitori (C1). Il capo
turno fu immediatamente avvisato e vennero effettuati dei tentativi di
estinguere il fuoco da parte del personale dell’impianto. Allo stesso tempo
furono contattati La risposta da parte degli altri pressocolatori fu molto
positiva. Entro breve tempo fu stabilito un pool di sub-fornitori e vennero
iniziati i preparativi.
La maggior parte degli
attrezzi che furono mandati ai subfornitori prescelti dovettero venir adattati
ai loro macchinari. Nella maggioranza dei casi ciò fu eseguito presso il
sub-fornitore con l’ assistenza tecnica del personale della Dalphimetal. La
prima DIE fu mandata al subfornitore due giorni dopo l’ incidente e i primi
esempi di produzione furono ricevuti tre giorni dopo. In questo modo, la
produzione totale fu out-sourced in un periodo dalle tre alle quattro
settimane. Il numero massimo di parti prodotte raggiunse le circa 15.000 al
giorno.
Un team appositamente
dedicato venne eletto per supervisionare e co-ordinare i problemi di logistica
e qualità.
i
servizi antincendio. Il personale adoperò estintori di classe D, sali e sabbia
nel tentativo di estinguere l’incendio.
I
resi di classe A hanno dimensioni e forme molto variabili e ciò dà come
risultato la formazione di sacche naturali di aria, che permettono un facile
accesso all’ossigeno. Allo stesso tempo, questo tipo di resi rende molto
complicato l uso di equipaggiamento antincendio convenzionale. Il mezzo
antincendio, cioè la polvere, i sali, non è in grado di raggiungere il
materiale in fiamme in quantità sufficienti da fermare l’accesso dell’ossigeno
e smorzare quindi il fuoco.
Poiché
i resi di magnesio tenuti nei grossi containers (C1 e C2) sono di dimensioni
differenti, il fuoco si diffuse
facilmente. L’esubero di thin flash e
thin walled prese fuoco e questo generò calore e fiamme dirette sufficienti
a infiammare le parti più grosse. Questa fu una inarrestabile reazione a
catena. Le circa 5 tonnellate di resi del contenitore C1 iniziarono a bruciare
e siccome la base del contenitore era fatta di legno, prese fuoco anch’essa,
provocando una perdita di magnesio fuso sul pavimento. Da questo punto in
avanti, il fumo e il calore generati in questa sezione dell’impianto erano così
intensi che non fu possibile alcun ulteriore intervento diretto. Il fuoco si
propagò quindi al container C2 che era posto parallelamente al container C1,
con una distanza di circa 2,5 metri fra essi. Questo container era
completamente pieno e non sappiamo se il fuoco si propagò dalla cima oppure
attraverso il magnesio fuso che scorreva sul pavimento dall’altro contenitore.
Le
fiamme e il calore generati dal contenitore C2 erano così alte che il muro
adiacente e il tetto al di sopra presero fuoco. Il magnesio fuso di questo
contenitore cominciò a fluire fuori, bruciando in tali quantità che passò
attraverso un portale di metallo chiuso e sul piano della adiacente sezione dell’impianto. In questo momento il fuoco
si stava propagando attraverso questi due tragitti, cioè lungo il tetto
(espandendosi bruciando le isolazioni, ecc.) e lungo il pavimento (magnesio
fuso in fiamme).
Il
fuoco si propagò lungo il muro sud della sezione 3 dell’impianto che era un
modulo di produzione con quattro unità di pressocolata complete. Da qui, si
propagò nell’adiacente Sezione 2 dell’impianto. In questa sezione venivano
compiute alcune operazioni di machining
e di assemblaggio, ma principalmente quest’area veniva usata per
l’immagazzinamento. Barre di magnesio, prodotti finiti e attrezzi venivano
tutti immagazzinati in questa sezione centrale. Il fuoco distrusse
completamente la Sezione 2. Circa 25 tonnellate di magnesio in lingotti e 60
ton di parti finite furono bruciate e il tetto che ricopriva l’area collassò
completamente per il calore e le fiamme che si levavano. Nel momento in cui le
fiamme entravano nella Sezione 2, i pompieri
sul luogo erano riusciti ad ottenere due camion carichi di cemento secco. Questo cemento venne pompato e
proiettato sopra il magnesio in fiamme ma ebbe l’effetto di soffocare solo
temporaneamente il fuoco. Il fuoco allora si propagò lungo il tetto e il
pavimento della Sezione 1 dell’impianto, che conteneva anch’esso 4 unità di
pressocolata complete. Il materiale isolante del soffitto iniziò a bruciare, ma
i pompieri riuscirono ad estinguere queste fiamme usando l’ acqua. Questo
significò che la sezione dell’impianto contenente gli uffici fu completamente
preservata dall’incendio.
Casting
plant

L’impianto
al momento dell’incendio stava funzionando a piena capacità , il che significa
che venivano prodotti circa 15000 pezzi al giorno nell’arco di tre turni. La
scorta sia di materiale grezzo che di parti finite era particolarmente grossa
nel giorno dell’incendio.
Nell’impianto
venivano prodotti 20 prodotti differenti. La situazione più critica in termini
di scorte era che tre dei prodotti avevano solo 6, 7 e 8 giorni di scorte di
sicurezza disponibili. A parte questi, la situazione delle scorte di sicurezza
era abbastanza positiva e aiutò ad alleviare la crisi immediata. Dell’ammontare
totale di stampi, otto furono completamente danneggiati
dall’incendio. Delle rimanenti, alcune avevano bisogno di riparazioni ma la
gran parte dovevano solo essere ripulite ed erano nuovamente pronte per la
produzione.
Tutte
le attrezzature specifiche per
sondaggio, caricamento, assemblaggio, ecc. erano completamente danneggiate.
L’edificio
che ospitava l’ impianto di manifattura a tutte le installazioni generali era
stato completamente distrutto. Tutte le otto unità di pressocolata totalmente
automatizzate erano state gravemente danneggiate.
Tutte
le scatole di controllo delle macchine dovettero essere sostituite. Due robot e
una pressa di trimming erano stati completamente distrutti. Due macchine per
la pressocolata dovettero essere rispedite all originale produttore per una
revisione completa. Il resto dei macchinari fu riparato sul luogo.
Assicurarsi che non ci fossero conseguenze per i
clienti
Fu
immediatamente stabilita una unità operativa per chiarire la situazione e porre
in atto un piano per assicurare la fornitura delle parti ai nostri clienti. La
situazione scorte e le condizioni nei confronti di attrezzature specifiche
erano come descritto sopra. Furono contattati i possibili fornitori di parti e
furono stabiliti i dettagli tecnici.
Nella
ricostruzione dell’impianto di pressocolata del magnesio, la Dalphimetal seguì
alcuni criteri base allo scopo di prevenire futuri rischi di incendio, sia
nella struttura che nell’organizzazione. Questi criteri furono:
suddivisione
degli edifici;
ridistribuzione
e separazione delle aree di lavoro;
processo
continuo;
riduzione
del carico di calore in ciascuna area di lavoro;
rafforzamento
e sviluppo dell’equipaggiamento antincendio e di monitoraggio.
Suddivisione
degli edifici:
Il
vecchio impianto aveva una struttura del tetto di metallo leggero che si
dimostrò vantaggiosa nell esito globale dell’incendio. Questa struttura non
sopportò le alte temperature dell’incendio e scomparve nelle prime fasi.
L’effetto fu che sia il calore che i fumi furono in grado di uscire. Il
risultato è che no ci fu un eccessivo incremento di calore e i danni a gran
parte dell’equipaggiamento furono relativamente limitati. Per questo motivo la
struttura del tetto nel nuovo impianto sarà la stessa. Le pareti divisorie che
vengono usate per suddividere il nuovo impianto saranno costruite fino ad
un’altezza di 60 cm. al di sopra del tetto. Questi muri sono fatti di cemento
prefabbricato con un valore di resistenza al fuoco fino a 180 minuti.
Tutti
i pilastri di metallo subiranno un trattamento con superfici resistenti al
fuoco. Tutti i cancelli e le porte inserite in questi muri saranno anch’esse
resistenti al calore.
Redistribuzione
e separazione delle aree di lavoro
Con
l’obiettivo di ridurre il rischio d’incendio, le aree di lavoro saranno
ridistribuite. Le aree calde (quelle con il magnesio fuso) saranno nettamente
separate dalle aree fredde (per esempio, il machining).
Questo criterio è stato applicato anche alla installazione di riciclaggio che
sarà piazzata in un edificio separato
al lontano delle aree di produzione.
L’immagazzinamento
delle parti sarà designato a un edificio a prova di fuoco completamente
separato.
I
contenitori degli scarti saranno designati ad un edificio annesso a prova
d’incendio. Sarà contemplato un sistema per la rimozione del contenitore in
caso incendio. L’idea è che in caso di incendio nel contenitore questo può
essere spostato all’esterno e lasciato bruciare fuori, sotto controllo senza effetti
dannosi all’impianto.
Processo continuo:
Dentro
l’impianto di produzione, il processo sarà continuo con il trasferimento
automatico delle parti colate tra le aree calde e quelle fredde. In questa
maniera saranno in grado di implementare la massima sicurezza nei confronti
delle persone esposte ad aree ad alto rischio e minimizzare l’immagazzinamento
intermedio.
Riduzione
del carico di calore in ogni area di lavoro:
Il
carico di calore in ogni area è stato drasticamente ridotto. L’immagazzinamento
intermedio nelle aree di produzione sarà eliminato. L’area di immagazzinamento
dei prodotti finiti e materiali grezzi sarà designata ad un edificio
completamente separato e a prova d’incendio.
Rafforzamento
e sviluppo di equipaggiamento antincendio e di monitoraggio degli incendi:
Il
vecchio sistema di monitoraggio, che era basato sull’identificazione
all’infrarosso, sarà rimpiazzato da un sistema completamente nuovo che userà
due sistemi complementari fianco a fianco. Uno dei sistemi si concentrerà
sull’individuazione delle fiamme per mezzo di raggi ultravioletti e il secondo
individuerà il fumo per mezzo di raggi laser.
Verrà
usata anche della sorveglianza video.
L’estizione
del fuoco del magnesio sarà basata sugli stessi sistemi di prima, cioè sali,
sabbia secca ed estintori a polvere di classe D. Comunque, la capacità di
questi prodotti antincendio sul luogo sarà aumentata drasticamente. Ci saranno
vari depositi pressurizzati di classe D fissi, ognuno di 1000 Kg, distribuiti
in punti strategici entro le aree di lavoro. Lo stesso sistema verrà applicato
nell’area di riciclaggio, ma con ugelli fissi per l’operazione automatica.
Verrà
installato un sistema di controllo analogico completamente nuovo che
incorporerà flessibilità totale per il settaggio individuale dei parametri di
ciscuno degli individuatori di incendio. L’unità centrale, insieme con i
monitor video, saranno piazzati nella sala di sorveglianza dove un membro del
personale di sicurezza controllerà permanentemente il movimento.
Casting plant new

Malgrado
l’incidente abbia messo in crisi la Dalphimetal, da un altro punto di vista la
compagnia stessa ha subito piccole perdite, nel senso che non ci sono state
perdite di personale e i clienti non hanno subito alcun taglio nelle forniture
o ritardo nelle consegne. Questo esito positivo è stato dovuto a enormi sforzi
fatti dal personale della Dalphimetal per assicurarsi, a qualsiasi costo, che
tutti gli accordi in corso con i clienti fissi venissero onorati.
Al
momento dell’incidente l’impianto aveva meno di 4 anni. La fabbrica era stata
costruita apposta e gli standard lavorativi applicati nei confronti
dell’organizzazione, pulizia, metodi di individuazione ed estinzione degli
incendi erano ai più alti standard industriali.
Anche
così, non si era tenuto conto del tremendo impatto di un incendio di magnesio.
La divisione in aree originale era in muri di mattoni che erano stati
costruiti fino ad un altezza inferiore
al livello del tetto. I muri non furono in grado di resistere alle alte
temperature prodotte dall’incendio e il fuoco fu in grado di diffondersi
attraverso lo spazio tra i muri e il tetto. In aggiunta, il danno sofferto fu
maggiore perché le attività di lavorazione erano state mescolate entro le
stesse aree di produzione, per esempio i lingotti
di magnesio e gli strumenti di magnesio venivano immagazzinati nell’impianto di
pressocolata.
Nel
periodo che culminò con l’incendio l’attività dell’impianto era al massimo.
Questo portò ad un area di stoccaggio completamente piena. Nei giorni
precedenti all’incendio si erano riscontrati alcuni problemi nelle operazioni
di machining, a causa dei quali si
tenne una quantità di scorte intermedie più grande del normale. In aggiunta,
uno dei contenitori grandi per i resti di magnesio era completamente pieno e
pronto ad essere prelevato il giorno seguente. A causa di questi fattori, la
quantità di magnesio immagazzinata nell’impianto il giorno dell’incendio era di
livello molto alto rispetto al normale. Tutte queste condizioni contribuirono
all’intensità del fuoco, rendendolo inarrestabile.
L’enfasi
è stata poi concentrata nel ridurre i danni dell’incendio in aree che non
contengono magnesio.
Si
può giungere alle seguenti conclusioni:
un
incendio di magnesio può essere fermato solo nelle sue fasi iniziali;
le
misure di sicurezza devono essere implementate nella fase di progetto
dell’impianto;
la
suddivisione delle aree è importante;
la
scorta deve essere tenuta al minimo;
l’equipaggiamento
anti incendio esistente inadeguato
La
Dalphimetal fu in grado di uscire dalla situazione di crisi grazie a:
sforzi
umani e lavoro di squadra;
danni
relativamente piccoli causati dal fuoco alla strumentazione per la
pressocolata;
buona
scorta di sicurezza delle parti finite;
piena
cooperazione e aiuto dagli altri pressocolatori;