LEGHE Ni-Ti
Generalità
Le più importanti e diffuse tra le leghe a memoria di forma sono
senz'altro quelle che contengono il composto binario
intermetallico NiTi, a cui è possibile addizionare molti
elementi in lega al fine di modificare le proprietà
comportamentali del sistema, a seconda degli scopi previsti.Un
eccesso di Ni, per esempio, fino all'1%, è l'aggiunta più
frequente, ed ha la funzione di ridurre la T di trasformazione e
di aumentare il carico di rottura della fase austenitica. Altri
elementi usati comunemente sono: ferro e cromo per abbassare la T
di trasformazione; rame per ridurre il ciclo di isteresi ed
abbassare lo sforzo deformazionale della Martensite. É inoltre
necessario limitare il contenuto di agenti contaminanti come
ossigeno e carbonio, che modificano l'intervallo di
trasformazione e peggiorano le proprietà meccaniche. La classica
stechiometria delle leghe NiTi appartenenti alla famiglia SMA ,
prevede circa uguale quantità di Ni (55%) e Ti : tale lega è
nota come "NITINOL" (sigla di Nickel Titanium Naval
Ordinance Laboratory) e possiede ottime proprietà sia di memoria
di forma che di superelasticità. Presenta inoltre buone
proprietà elettriche e meccaniche, resistenza a fatica e a
corrosione notevole. Tale composto possiede inoltre le
caratteristiche tali da poter essere attivato elettricamente per
effetto Joule: ovvero quando una corrente elettrica lo
attraversa, si genera sufficiente calore da indurre la
trasformazione di fase.La T di trasformazione di tali SMA è in
genere scelta maggiore della T ambiente.Aggiungiamo che i
vantaggi del Nitinol appaiono molto più evidenti se utilizzato
su piccole applicazioni: fili e film sottili, barrette ecc. per
meccanismi di dimensioni ridotte.
DIAGRAMMA DI STATO NiTi
Caratteristiche
principali (torna all'indice)
Ricordiamo che le leghe del gruppo NiTi qui trattate presentano
qualità peculiari atribuibili, oltre che alla ben nota
"memoria di forma", al fenomeno
"superelasticità" e alle caratteristiche particolari
della fase martensitica. Ribadiamo velocementi tali concetti:
L'effetto memoria di forma ,come già visto nel capitolo
precedente, consiste nel ripristinare una particolare
configurazione iniziale dopo opportuno riscaldamento sopra la T
di trasformazione; questo è il risultato di un cambiamento di
fase cristallina noto come "transizione a martensite
termoelastica". La deformazione viene recuperata fino all'
8%, e ciò può avvenire sia liberamente, sia con applicazione
(anche parziale) di forze, con conseguente produzione di lavoro
nel corso della trasformazione. La temperatura di transizione
può essere modificata in modo da attivare la trasformazione alla
T richiesta dal caso:ad esempio alla temperatura corporea o a
quella di ebollizione dell' acqua. Alcuni impieghi:filtri
polmonari (Simon Nitinol Filter), giunti per tubature, connettori
elettrici, termostati, valvole.
La superelasticità è sfruttata per impieghi che
richiedano la straordinaria flessibilità e capacità di torsione
proprie delle leghe NiTi, che riescono ad assorbire gran parte
dell'energia di deformazione per poi rilasciarla quando la
sollecitazione viene rimossa. La martensite del Nitinol, infatti,
può venire indotta da sforzo a T maggiori di Af e, dato che a
tale T la fase stabile (in assenza di carico applicato) è quella
austenitica, il materiale torna rapidamente alla configurazione
originaria allorchè lo sforzo venga azzerato. Il Nitinol ( e le
altre leghe simili) possiede un' elasticità pari a circa 10
volte quella dell' acciaio; resiste inoltre molto bene alle
sollecitazioni di torsione e riesce a fornire una forza costante
su un ampio range di deformazione. Queste qualità in particolare
hanno reso tali leghe di utilità essenziale negli impieghi
medici ed ortodontici (strumenti chirurgici, dispositivi per
suture di ossa, archi ortodontici).
Riferendosi al diagramma sforzo vs deformazione visto per le SMA,
(fig.5) si deduce la forte influenza della temperatura sulla
pendenza delle curve: quando il materiale si riscalda sopra Af si
ottiene il tipico grafico "a bandiera"della
superelasticità. Le leghe NiTi sono superelastiche in un
intervallo di T che sta circa 50° C sopra Af ; la loro
composizione, il processo che subiscono, la T ambiente, hanno
notevole influenza sulle proprietà di superelasticità.
(torna
all'indice)
Determinazione della
temperatura di trasformazione nelle leghe NiTi
La conoscenza della T di trasformazione (TTR), variabile con la
composizione chimica della lega, è un fattore determinante nella
caratterizzazione e scelta del materiale, poichè sulla
trasformazione stessa si basa la funzionalità di tutte le leghe
SME. Ricordiamo che alla TTR la struttura inizia la transizione
da martensitica ad austenitica, e viceversa. Esistono diversi
metodi per determinare la TTR (vedi anche "Metodi di
caratterizzazione" cap.1); anche
per i materiali in Nitinol sono affidabili i seguenti tests:
-prova con carico costante
-DSC
-Active Af (Active austenite Finish)
Il primo metodo, per altro già menzionato, consiste nell'
applicare un carico costante al provino e registrarne
deformazione e recupero della forma, corrispondenti a
raffreddamento e riscaldamento nell'arco dell' intervallo di
trasformazione. Per esempio, il grafico visto in Fig. 3 mostra l'allungamento e la contrazione di un filo in
NiTi sottoposto a trazione costante quando la temperatura viene
abbassata e in seguito rialzata. Generalmente, per tali prove si
utilizzano carichi che rispecchino le condizioni di lavoro alle
quali il materiale verrà sottoposto. Questo tipo di test,
infine, è generalmente consigliato per applicazioni che
sfruttino l'effetto memoria di forma e non la superelasticità
nel NiTi. Assodato che la TTR dipende dai parametri di carico,
essa varierà in funzione degli stessi, e può essere
significativo determinarla in assenza di sforzo applicato:è in
questo caso che il metodo DSC (Differential Scanning Calorimeter)
risulta più appropriato. Tale procedimento fornisce un diagramma
come quello mostrato in figura 8, ottenuto sperimentalmente
misurando il calore assorbito o rilasciato da un campione in
NiTi, la cui temperatura venga fatta variare nell'intervallo di
trasformazione. Lo svantaggio principale dell' analisi DSC è che
dà scarsi risultati sui materiali che hanno subìto parziali
trattamenti a freddo (come quelli per ottimizzare la
superelasticità), o anche successivi trattamenti termici tra
400° e 600° C; per questi sono da preferirsi gli altri due
metodi. Il metodo DSC è invece raccomandabile per scegliere una
materia prima in NiTi, poichè ne fornisce le caratteristiche
originali, esenti da eventuali trattamenti o lavorazioni.
Figura 8.tipica curva DSC per una lega NiTi
Il terzo test utile per determinare la TTR è noto come
"Active Af" (oppure "Water Bath" o
"Alcohol Bath Test" ): esso viene condotto
semplicemente flettendo un campione di lega, come ad esempio un
filo, mentre si trova sotto Ms, e rilevandone il recupero della
forma durante il riscaldamento. Ad esempio, se flettiamo di 180
gradi un filo, conferendogli la forma di una forcina e poi lo
riscaldiamo gradualmente immergendolo in un bagno liquido,
possiamo facilmente ricavare la lenta variazione dell' angolo di
flessione in funzione dell'aumento della T del bagno. Si ottiene
in tal modo una curva come quella rappresentata in figura 9, da
cui osserviamo anche che l'angolo torna di zero gradi in
corrispondenza di Af.
Figura 9.Curva ottenuta con il metodo Active Af
Questo procedimento, se pur non molto sofisticato, può fornire
ottimi risultati e richiede modesta apparecchiatura.Esso è molto
usato per determinare la Af dei materiali
superelastici, per testare i quali però, osserviamo, è
necessario partire da temperature di circa -50° C e servirsi di
un bagno di ghiaccio tritato ed alcool. La scelta di una lega
dipende dalle qualità richieste, che possono essere di SME,
superelasticità, o entrambe.Nella seguente tabella sono
illustrate diverse categorie di leghe NiTi:le leghe S, N e C sono
tipicamente usate per le loro proprietà di superelasticità, le
M e H per l' effetto memoria di forma, le B per entrambe le
proprietà.
codice
della |
Ap | Af | Composizione |
Impieghi più comuni |
S |
-5 to 15 deg.C | 10 to 20 deg.C | ~55.8 Ni, bal. Ti | Strumenti ortopedici,
chirurgici, ortodontici Antenne per telefoni cellulari |
N |
-20 to -5 deg.C | 0 to 20 deg.C | ~56.0 Ni, bal. Ti | Fili, molle |
C |
-20 to -5 deg.C | 0 to 10 deg.C | ~55.8 Ni, 0.25 Cr, bal. Ti | Fili sottili intrecciati |
B |
15 to 45 deg.C | 20 to 40 deg.C | ~55.6 Ni, bal. Ti | Dispositivi attivati dalla
T corporea, filtri |
M |
45 to 95 deg.C | 45 to 95 deg.C | ~55.1-55.5 Ni, bal. Ti | Attivatori, giocattoli,
molle varie |
H |
> 95 deg.C | 95 to 115 deg.C | < 55.0 Ni, bal. Ti | Attivatori |
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Trattamenti termici e
condizioni termomeccaniche
I materiali NiTi vengono sottoposti a lavorazioni a caldo
(forgiatura, laminazione a caldo, ecc.) seguite da una serie di
trattamenti a freddo e, successivamente, ancora a caldo (ciclo
termico) variabili a seconda degli scopi che si vogliono
perseguire: miglioramento della deformabilità della fase
martensitica, maggior resistenza della fase austenitica, grado di
superelasticità, conferimento e recupero di una forma (parziale
o totale), meccanismo di memoria di forma a due vie, proprietà
delle superfici. Osserviamo che, a causa dell' elevata
reattività del titanio in queste leghe, una loro eventuale
fusione va condotta sottovuoto o in atmosfera inerte; vengono
quindi impiegati fasci di elettroni o forni a plasma. Le
lavorazioni a caldo previste si eseguono a T tra 450°C e 600° C
in atmosfera normale, per terminare col trattamento termico
finale. In base al trattamento subìto, possiamo classificare i
seguenti materiali SME:
-Lavorati a freddo (stiratura o laminazione): ovvero
materiali che non hanno subìto il trattamento termico finale,
del quale si occuperanno gli acquirenti. Notiamo che in tali
condizioni la lega non presenta completamente nè
superelasticità nè SME.
-"Straight Annealed": il termine indica quei
materiali trattati in modo da ottimizarne le proprietà, che
hanno quindi subìto il trattamento completo, e che presentino
conformazione filiforme; essi possono anche venire avvolti su
bobine senza assumere deformazioni permanenti.
-"Flat Annealed": come i precedenti, ma di forma
laminare.
-"A forma predefinita": il materiale è stato
costretto e trattato termicamente all'interno di uno stampo per
conferirgli una configuurazione permanente.
-"Altre condizioni termomeccaniche": possono
includere pretensionamento, ulteriori trattamenti a caldo (T
maggiore di 600o C) e sottovuoto. (torna all'indice)
Esempi di trattamenti
termici
Conferimento di una forma
Molto spesso è necessario conferire una forma particolare ai
pezzi in NiTi; il procedimento non varia trattandosi di fili,
nastri, lamine, tubi o barre.In pratica si forza il pezzo in uno
stampo della forma desiderata e si procede con il trattamento
termico, che sarà simile per leghe superelastiche o SMA. I
parametri su cui lavorare non sempre sono facilmente
determinabili nè generalizzabili, e a volte vanno ricercati
sperimentalmente.In generale, tuttavia, sono sufficienti
temperature di circa 400°C e pochi minuti per assettare una
forma; si procede con un raffreddamento rapido tramite tempra in
acqua o in aria (se abbiamo componenti di piccole dimensioni).
Temperature e tempi di esposizione troppo elevati possono
comportare violente reazioni termiche, e far decrescere anche la
capacità del pezzo di resistere a deformazione permanente. Un
ultimo inconveniente può essere costituito dal non immediato
raggiungimento, da parte degli stampi, della temperatura
desiderata,rallentando così l'equilibrio con il materiale
contenuto, fatto che può compromettere le qualità finali del
pezzo.
Induzione del meccanismo "Memoria di forma a due
vie"
Tale operazione comporta un processo abbastanza complesso che
comprende ad esempio:
1. Deformazione in fase martensitica
2. Ciclo memoria di forma (raffreddamento - deformazione -
riscaldamento)
3. Ciclo pseudoelastico (carico - scarico)
4. Operazioni 2 e 3 combinate
5. Imposizione di una temperatura alla martensite
deformata
6. Imposizione di un invecchiamento
Le limitazioni che tuttavia comporta il meccanismo a due vie sono
molteplici, ad esempio:
1. La deformazione recuperabile è solo del 2% (contro il
6,8% del meccanismo OWMSE).
2. L'entità delle forze in gioco dopo raffreddamento è
ridotta.
3. La memoria può venire meno con un sovrariscaldamento
anche leggero (250°C).
4. Non sono prevedibili fatica e stabilità a lungo
termine.
5. E' sempre presente isteresi tra riscaldamento e
raffreddamento.
Quando è possibile, quindi, è raccomandabile avvalersi di un
meccanismo OWMSE. In tal modo si evitano gli svantaggi del TWMSE
mantenendo buone deformazioni, notevole forza prodotta sia nel
raffreddamento che nel riscaldamento, ed eccellente stabilità
(anche milioni di cicli). (torna all'indice)
Caratteristiche delle
superfici
I materiali in NiTi sono molto spesso soggetti ad ossidazione
superficiale per reazione del Ti con l'ossigeno e formazione del
composto TiO2. Molto spesso la presenza di questo
ossido non causa problemi, anche in campo medico, ma può
rendersi necessaria la sua eliminazione allorchè si desidari una
superficie in condizioni ottimali. Nel caso di fili o nastri, l'
ossido che si forma durante il trattamento viene accuratamente
controllato, essendo distinguibile per il tipico colore
marrone-ambrato; nei tubi stirati o cannule flessibili, l' ossido
ha generalmente un color bluette-grigio. Esso può essere rimosso
tramite pulitura meccanica o con solventi.Tuttavia il Ti è
talmente reattivo che si ossida continuamente, coprendo sempre la
superficie di una patina visibile. In base alle varie
possibilità di ossidazione, è possibile classificare più tipi
di superfici:
Ossido marrone ambrato: è molto duro, aderente e liscio;
lo spessore è controllato e mantenuto tra 500 e 3000 angstroms.
In molte applicazioni può essere vantaggioso.
Ossido nero brillante:anche questo è molto duro, liscio e
lucido; lo spessore è di circa 4000 angstroms.Tali superfici
vengono impiegate nei casi in cui siano richieste caratteristiche
estetiche particolari (colore, brillantezza...); lo svantaggio
rispetto al caso precedente è che non sempre lo spessore di tale
ossido è facilmente individuabile, con il rischio frequente di
squamatura della superficie stessa.
Etched: superficie grigio-argento opaca da cui è stato
rimosso l' ossido visibile tramite attacco chimico con acidi;
essa si presenta microscopicamente butterata, poichè dopo l'
attacco viene eliminata la patina liscia di ossido.
Lucidata meccanicamente: di aspetto argenteo lucido,
levigata meccanicamente; appare simile ad una superficie in
acciaio inox.
Pulitura ultrafine: si effettua quando è necessario
rendere la superficie a specchio, in molte applicazioni delle
SMA.
Altre superfici: troviamo molti altri tipi di superfici
nei prodotti in NiTi, sia rivestite dei vari ossidi comuni che di
composti speciali come i poliuretani.
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Proprietà meccaniche
Molto spesso è indispensabile specificare le principali
caratteristiche meccaniche, come l'UTS e l'allungamento massimo,
nonchè, per i materiali superelastici, il plateau in fase di
carico e scarico e la deformazione plastica residua.La seguente
tabella riassume e classifica alcune di tali proprietà. La
figura seguente, come già visto, mostra l'influenza della
temperatura sul comportamento della lega.
Tabella 3.Tipiche proprietà meccaniche per fili in lega NiTi
superelastica
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Biocompatibilità delle
leghe NiTi
Le peculiari proprietà di compatibilità con i tessuti umani
delle leghe in NiTi hanno permesso una loro ampia applicazione
anche in ambito medico e dentistico, dove la tecnologia è in
continuo sviluppo; troviamo quindi strumenti chirurgici,
ortodontici per impianti permanenti, ed apparecchi che devono
resistere nel tempo all' interno del corpo.
Come già menzionato in precedenza, uno dei più significativi
dispositivi medici realizzati fin dal 1970 , è il filtro in
Nitinol "Simon Nitinol Filter": esso ha la forma di un
microscopico ombrello che viene inserito chiuso in una vena e,
sfruttando l'effetto memoria di forma attivato dalla temperatura
corporea, riesce a bloccare i coaguli di sangue. Possiamo
altresì citare la particolare giuntura per sutura delle ossa
realizzata da Mitek verso il 1989: essa ha rivoluzionato la
ricerca in campo ortopedico, costituendo un' ottima soluzione per
riconnettere tendini, legamenti ed altri tessuti alle ossa.Il
dispositivo consiste in una struttura in titanio o in
nickel-titanio con due o più archi in filo di NiTi, e viene
inserito, attraverso una piccola incisione, in un forellino
provocato nell'osso.L'eccellente biocompatibilità, quindi, unita
alla notevole resistenza a corrosione, hanno reso le leghe NiTi
praticamente l'unico materiale perfettamente tollerato dalle
cellule umane ed in grado di lavorare in simbiosi con
l'organismo. Infatti , anche in pazienti allergici o sensibili al
Ni, il rischio di reazione è praticamente nullo, grazie al forte
legame intermetallico che unisce saldamente l'elemento al Ti.
Figura 10. "confronto tra le curve sforzo-deformazione
di: tendini, ossa, Nitinol, capelli."
Figura 11. "curva particolareggiata della deformazione
subita in seguito a carico applicato, di cui si evidenzia il non
totale recupero allo scarico. "
Figura 12. "Simon Nitinol Filter, configurazione
originaria."
Figura 13. "meccanismo di recupero della forma in un
filtro di Simon: il dispositivo viene inserito nella vena in
configurazione 1 (deformata) e, per riscaldamento alla
temperatura corporea, passa in configurazione 5(forma
originale)." (torna all'indice)