UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TRENTO

FACOLTA’ DI INGEGNERIA DEI MATERIALI


 

METALLURGIA DEI METALLI NON FERROSI

Prof. Ing. Diego Colombo

Superleghe base Nichel:

caratteristiche, impieghi

e criteri di selezione dei costituenti.

 

 

 

 

Zuech Nicola 1286 IM

email: alzuech@tin.it

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Anno Accademico 1998 - 1999

 

 

 

 

 

 

 

Sommario

INTRODUZIONE

COMPOSIZIONE E MICROSTRUTTURA

Superleghe indurite dal precipitato g : Generalità ¨ Composizione ¨ Fasi

Superleghe indurite dal precipitato g ’’

Solidificazione direzionale

Leghe ODS: indurite per dispersione di ossido

IMPIEGHI E CRITERI DI SELEZIONE : Caso 1 ¨ Caso 2 ¨ Caso 3 ¨ Caso 4

 

Bibliografia · Altri links · Pagina iniziale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 

Lo studio delle superleghe si è sviluppato soprattutto in relazione al loro utilizzo in condizioni operative particolarmente severe: alte temperature e richiesta al materiale di alta resistenza meccanica, a corrosione, a creep ed a fatica.

Fino ad oggi le principali applicazioni delle superleghe hanno interessato la componentistica dei motori a turbina, l’industria nucleare, termoelettrica ed aerospaziale. Per quanto riguarda l’utilizzo all’interno dei motori aeronautici le condizioni operative sono decisamente le più spinte e conseguentemente le superleghe a ciò destinate sono quelle di maggior qualità e di maggior prestazionalità. I componenti tipici in questione sono i dischi, le palette statoriche e rotoriche delle turbine, la camera di combustione ed il compressore.

Per descrivere brevemente i gradienti di temperatura che sollecitano questi componenti basti ricordare come nei dischi, per esempio, la temperatura vari dai 150 °C in corrispondenza del centro fino ai 550 °C circa in corrispondenza del bordo, con stress meccanici che in alcune fasi di funzionamento raggiungono valori pari all’80% del limite di snervamento del materiale. In altre parti del motore inoltre il gas può raggiungere temperature dell’ordine dei 1500 °C: per evitare i problemi legati alle alte temperature, quali per esempio i fenomeni di fusione localizzata, le pale delle turbine vengono forate con molti piccoli buchi al fine di aumentarne le capacità di raffreddamento. Tali pale infatti sono soggette ad un severo gradiente di temperatura che passa dai 550 °C della base fino ai 1050 °C della parte superiore.

In aggiunta alle alte temperature e alle conseguenti condizioni fortemente corrosive, i gradienti termici e meccanici generano condizioni operative variabili nel tempo con susseguenti problemi di fatica termomeccanica; tenendo peraltro conto che un motore funziona a regime costante per periodi di tempi relativamente lunghi, è più giusto parlare dei problemi relativi alle alte temperature in termini di interazione fra creep e fatica.

La maggior parte delle superleghe usate negli ambiti fin qui indicati è basata sul nichel, anche se meritano menzione le superleghe base ferro e cobalto.

In sede introduttiva è giusto inoltre rilevare come recenti studi stiano decisamente considerando le proprietà delle superleghe base nichel in relazione al loro possibile utilizzo come materiali superconduttori, per i quali le temperature di utilizzo sono nell’ordine dei –289 °C. Si è rilevato infatti da studi di laboratorio che tali superleghe mantengono una buona resistenza al danneggiamento e comportamento duttile anche in condizioni criogeniche.

Nella presente relazione discuteremo inizialmente le caratteristiche fisiche e metallurgiche di una superlega base nichel, per poi passare all’analisi degli effetti dei principali elementi presenti in lega; si tratteranno quindi alcuni aspetti relativi alla tecnica di colata con solidificazione direzionale e alla metallurgia delle polveri. Seguirà infine una breve discussione sui criteri di scelta dei costituenti specifici della superlega, in relazione alle specifiche condizioni d’impiego e quindi alle caratteristiche richieste alla lega stessa.

Breve schema di utilizzo materiali in un motore jet

Compressore: primi 9 stadi: leghe Ti - stadi 10 e 11: acciai austenitici - ultimi stadi: superleghe base Ni (Inconel).

Camera di combustione: superleghe base Ni o Co rivestite con ossido di Zr.

Turbine: superleghe base Ni.

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Composizione e microstruttura

 

 

 Pur avendo le superleghe base nichel una composizione generalmente complessa, tuttavia esse presentano una microstruttura relativamente semplice, soprattutto se comparata per esempio con quella degli acciai o delle leghe del titanio.

La microstruttura è data da una matrice austenitica indurita per soluzione solida, da precipitati coerenti, da vari tipi di carburi e altre fasi distribuite nella matrice stessa e lungo i bordigrano.

Un adeguato controllo della composizione determina una morfologia che rende tali leghe estremamente resistenti a corrosione, a creep e a fatica in virtù della loro ottima tenacità.

Queste leghe possono essere prodotte per colata, per lavorazione o per sinterizzazione. 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Superleghe indurite dal precipitato g

 

Generalità.

La grande resistenza alle alte temperature, tipica delle superleghe base nichel, è dovuta alla presenza di un precipitato intermetallico coerente (FCC), detto g’ e di composizione Ni3(Al,Ti).

La lega contiene inoltre carburi, boruri ed altre fasi che possono essere dannose e che quindi devono essere evitate o quantomeno limitate. Tali fasi possono distribuirsi all’interno della matrice o lungo il bordograno, in base alle loro caratteristiche.

Determinati elementi sono aggiunti per favorire la formazione di fasi utili, per determinare resistenza meccanica o all’ossidazione o per controllare le proprietà del bordograno. Altri elementi hanno il compito di limitare la formazione di fasi indesiderate.

 Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Superleghe indurite dal precipitato g

 

Composizione.

Come già accennato in precedenza la composizione delle superleghe base nichel è generalmente complessa, potendo contenere fino a 15 elementi.

La seguente tabella descrive la composizione di alcune fra le più note superleghe in commercio.

 

 Lega / %

Ni

Cr

Co

Mo

W

Ta

Al

Ti

Fe

Y2O3

C

B

Astroloy

55.0

15.0

17.0

5.3

---

---

4.0

3.5

---

---

0.06

0.03

IN-100

55.8

12.4

18.5

3.2

---

---

5.0

4.3

---

---

0.07

0.02

Inconel 617

54.0

22.0

12.5

9.0

---

---

1.0

0.3

---

---

0.07

 

Renè 41

55.0

19.0

11.0

10.0

---

---

1.5

3.1

1.0

---

0.09

0.005

Udimet 700

55.0

15.0

17.0

5.0

---

---

4.0

3.5

0.5

---

0.06

0.03

Waspaloy A

58.0

19.5

13.5

4.3

---

---

1.4

3.0

2.0

---

0.08

0.006

CMSX-2

Bal.

8.5

5.0

---

9.5

2.8

5.5

2.2

---

---

---

---

In ma-6000E

68.5

15.0

2.0

---

4.0

2.0

4.5

2.5

---

1.1

0.05

0.01

Composizione di alcune superleghe base nichel indurite per g ’.

 

Ogni elemento può appartenere ad una tra le seguenti classi e possedere quindi un ruolo preciso:

a) indurimento per soluzione solida sostituzionale: Ti, W, Mo, Cr, Fe, Cu, Co.

Il potere indurente del solvente è determinato da due fattori:

1. la deformazione reticolare che induce, secondo l’equazione di Mott-Nabarro:

D s = 2Gd , dove d rappresenta il misfit reticolare.

2. la differenza di valenza rispetto al nichel. Maggiore infatti è la valenza e maggiore risulta l’indurimento dato dal solvente: in questo caso infatti si verifica un aumento dell’energia dei difetti di impilaggio che si vengono a formare nella lega con conseguente azione stabilizzante sulle dislocazioni nel piano di slittamento, da cui l’indurimento menzionato.

b) Formazione di g ’; indurimento per precipitazione: Al, Ti.

c) Formazione di carburi: V, Ti, W, Mo, Cr, Nb, Ta.

d) Formazione di ossidi: Al, Cr.

La presenza di questi due elementi, in quantità generalmente compresa tra il 5 e il 25%, assicura alla lega una buona resistenza all’ossidazione e alla corrosione grazie alla formazione di ossidi protettivi, stabili e ben aderenti: Cr2O3 e Al2O3.

e) Stabilizzazione del bordograno:

B, Zr, C, Si, Mn, Mg, Hf.

Il bordograno è sito di segregazioni ed impurezze, quali in genere Pb, Bi, P, S che hanno un forte potere infragilente. Per eliminare questi elementi si adotta per esempio il manganese che formando composti (MnS) ne diminuisce la presenza. Allo stesso tempo però è necessario evitare un nocivo ingrossamento di tali nuovi composti: per ciò si adottano elementi quali boro, zirconio o silicio che bloccano la diffusione di queste particelle impedendone la crescita.

Boro e zirconio inoltre aumentano la resistenza del bordograno, favorendo lo scorrimento all’interno del grano e aumentando di conseguenza la duttilità del materiale.

 

 

 Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Superleghe indurite dal precipitato g

 

Fasi.

· La matrice austenitica.

Come già menzionato le superleghe sono una classe di materiali metallici a matrice FCC. Sebbene il nichel non presenti un modulo elastico molto elevato (E Ni puro = 147.000 N/mm2), né tantomeno una significativa duttilità, la matrice austenitica si presta per applicazioni che abbiamo visto essere decisamente severe in termini di sollecitazione, temperatura, ambiente corrosivo, creep. Le ragioni principali alla base di queste prestazioni sono:

- la notevole capacità del nichel ad accettare altri elementi in lega senza peraltro generare instabilità di fase: questo è dovuto al suo terzo orbitale quasi pieno [REF. 6]; da ciò discende la facilità con la quale la matrice è induribile per soluzione solida tramite diversi elementi;

- la capacità, grazie alla sua struttura ordinata, di opporsi al moto delle dislocazioni: infatti si verifica un aumento del limite di snervamento sy all’aumentare della temperatura in conseguenza della formazione del cosiddetto bordo di antifase. Nel passare da una posizione reticolare all’altra la dislocazione b si scompone in due dislocazioni parziali, b1 e b2, separate da un difetto di impilaggio ad alta energia (stacking fault), dando origine ad una dislocazione estesa. E’ proprio per diminuire l’energia globale che due dislocazioni estese si uniscono fra loro generando una superdislocazione: la zona compresa fra le due dislocazioni estese al centro della superdislocazione è detta antifase. Quando tale dislocazione deve avanzare per deformare il materiale, avviene che dopo il passaggio della prima dislocazione, la seconda rimane bloccata all’intersezione dei due piani di climb richiedendo un’energia suppletiva per avanzare ulteriormente; da qui si spiega l’incrudimento.

 

Schema costitutivo di una superdislocazione.

 

- la tendenza a formare con Cr e Al ossidi fortemente protettivi contro corrosione e ossidazione.

 

 

 

La matrice fcc garantisce inoltre alla lega altre proprietà, tra cui una buona lavorabilità, resistenza al danneggiamento, alta rigidità grazie alla sua struttura compatta e basso coefficiente di diffusione che garantisce una resistenza a creep ottimale.

· Il precipitato g’. La fase g’ si basa sulla struttura ordinata FCC Ni3A, dove il nichel si posiziona al centro delle facce e l’atomo A (alluminio, titanio o altri elementi) in corrispondenza degli spigoli della cella cubica. Il fenomeno dell’indurimento per precipitazione della fase g’ è riconducibile a due meccanismi:

- interazione dislocazione/precipitato: il contatto tra dislocazione e precipitato genera una tensione che frena la dislocazione stessa; forma e dimensione del precipitato inducono la dislocazione ad attraversare (shearing) o ad aggirare (meccanismo di Orowan) l’ostacolo; in ogni modo la tensione formata frena la dislocazione con conseguente diminuzione dell’effetto deformazionale;

- meccanismo di sdoppiamento delle dislocazioni: Quando la dislocazione incontra e tenta di superare il precipitato g’ si può avere sdoppiamento della dislocazione e conseguente formazione del bordo di antifase (come descritto precedentemente) con relativo effetto indurente.

Poiché il passaggio della dislocazione attraverso il precipitato (shearing) rappresenta la fase principale dell’effetto deformazionale delle superleghe, è stato possibile ottenere da studi di laboratorio un’equazione che colleghi la resistenza della lega con i parametri che descrivono il precipitato e la dislocazione, ovvero [REF. 1]:

 

La fase g’ è molto stabile al variare della temperatura, presentando un valore pressoché costante del limite di snervamento fino a temperature dell’ordine dei 900 °C. Più precisamente tale valore mostra un andamento con un massimo che si fissa tra i 700 e i 900 °C in base sia alla composizione, sia al tipo di lavorazione meccanica che ha interessato la lega.

La forma e la stabilità strutturale del precipitato g’ dipende fortemente dal misfit reticolare, parametro già descritto in precedenza. Sia nel caso di particelle piccole che di bassi valori di misfit, i precipitati g’ tendono ad assumere una forma sferica. Al contrario, in quei casi in cui si presenta un alto valore di misfit, i precipitati assumono forma cuboidale, con dimensione via via crescente all’aumentare dei tempi di invecchiamento. Possiamo notare come nel caso di particelle piccole l’effetto indurente sia dovuto soprattutto all’energia superficiale dei precipitati, mentre nel caso di particelle grandi tale effetto sia dominato dall’energia di deformazione associata ai precipitati.

 

 Questi due aspetti si combinano dicendo sostanzialmente che "l’effetto principale del misfit nei confronti della resistenza della lega è quello di rinforzare l’interfaccia g - g’: infatti, maggiore è il misfit, minore risulta la spaziatura fra le dislocazioni all’interfaccia con conseguente ottenimento di una più efficace barriera alla deformazione." [REF. 11]

Infatti nel caso di basso misfit la deformazione avviene tramite il loop del precipitato da parte della dislocazione con richiesta elevata di energia, mentre nel caso di alto misfit la deformazione avviene con un meccanismo di attraversamento (shearing) e maggiore richiesta energetica.

 

 

Segue quindi da tutto ciò che alti valori di misfit sono desiderabili; per ottenerli vi sono due possibilità:

 1. operare sulla composizione chimica della lega: alcuni studi di laboratorio [REF. 2] hanno dimostrato per esempio come niobio o titanio tendano ad aumentare il valore del misfit g -g’, mentre elementi quali ferro o molibdeno tendano invece a ridurlo;

 2. passare tramite trattamento termico da precipitati g’ coerenti a precipitati semicoerenti o addirittura incoerenti.

 

In pratica si combinano le due metodologie: per il trattamento termico è però necessario usare tempi e temperature tali da non ottenere alla fine precipitati incoerenti. Infatti, anche se per essi si hanno i più alti misfit reticolari, si ha lo stesso un crollo della resistenza della lega a causa della transizione da un meccanismo di rallentamento delle dislocazioni molto efficace (tipico dei precipitati coerenti e semicoerenti) ad uno molto più blando.

 

Quindi la condizione ottimale da ottenersi al termine del trattamento termico è quella di precipitato semicoerente.

 

 

· I carburi. Il ruolo dei carburi all’interno delle superleghe è abbastanza complesso e ancora dibattuto. Nelle superleghe base nichel i carburi tendono a localizzarsi preferenzialmente lungo il bordograno, pur essendo presenti anche all’interno della matrice. I primi studi sperimentali hanno concluso giustamente che determinate morfologie di carburi posti a bordograno hanno effetti negativi sulla duttilità del materiale a causa del loro intrinseco potere infragilente, da cui si spiega il motivo per cui il carbonio sia molto ridotto nella composizione di molte superleghe.

Tuttavia alcune teorie di recente sviluppo hanno dimostrato come l’utilizzo controllato del carbonio, in concomitanza con altri elementi mirati, possa dar luogo a carburi che offrano vantaggi in termini di resistenza alle alte temperature, stabilizzazione del bordograno e conseguente controllo della crescita del grano. E’ noto inoltre come la formazione del carburo possa intervenire sulla duttilità e sulla stabilità chimica della matrice, impoverendola di quegli elementi nocivi che diventano parte del carburo stesso. I tipi di carburo più frequentemente osservati appartengono alle classi MC, M6C, M23C6.

® I carburi MC sono caratterizzati da una morfologia a blocchi e da struttura FCC e si formano durante il processo di solidificazione. Essi tendono a decomporsi con l’aumentare della temperatura, a meno che la lega non sia ricca in niobio o tantalio, elementi che stabilizzano questi carburi. La loro distribuzione nella lega è eterogenea: si possono trovare sia nel grano che nel bordograno, spesso nelle zone interdendritiche. Sono molto compatti e, se puri, sono fra i composti più stabili in natura. Si formano per semplice combinazione del carbonio con metalli reattivi (Cr) e soprattutto con gli elementi refrattari, generando tipicamente carburi quali HfC, TaC, NbC, TiC e VC, elencati in ordine decrescente di stabilità. E’ interessante notare come questa graduatoria non sia quella dettata dalla termodinamica, ma sia determinata piuttosto dalla presenza nella lega del molibdeno e del tungsteno che hanno la capacità di indebolire le forze di legame tra gli atomi, influenzando appunto la termodinamica del sistema. Si precisa infine come, in relazione alla composizione della lega, possa verificarsi all’interno del carburo la sostituzione dell’atomo M con altri atomi od anche come il carburo possa inglobare altri elementi meno reattivi al suo interno.

® I carburi M23C6 possiedono una complessa struttura cubica, tendono a formarsi lungo il bordograno e sono abbondanti nelle leghe ricche di cromo. Si formano alle basse temperature durante i trattamenti termici o durante l’esercizio: derivano o dalla degenerazione dei carburi MC o dal carbonio ancora presente all’interno della matrice; stabili alle temperature intermedie comprese tra 870 e 980 °C, si formano usualmente a bordograno, anche se occasionalmente sono stati individuati carburi M23C6 nella matrice in corrispondenza dei piani di twin o dei difetti di impilaggio (stacking faults).

Se è presente in lega tungsteno o molibdeno, la composizione di questi carburi è approssimativamente del tipo Cr21(Mo, W)2C6; in certi casi è possibile inoltre la sostituzione del cromo da parte del nichel o la sostituzione del molibdeno e del tungsteno da parte di altri elementi refrattari.

I carburi M23C6 influenzano decisamente le proprietà meccaniche delle superleghe base nichel: essendo posizionati principalmente lungo il bordograno essi aumentano la resistenza a creep della lega, inibendo lo scorrimento del bordograno stesso. Tuttavia questo è stato smentito da analisi micrografiche: si è provato infatti che la deformazione che passa da grano a grano è favorita sia dalla frattura di tali fragili carburi sia dalla decoesione della loro interfaccia, determinando in più una frattura fragile intergranulare.

Questi carburi quindi sono identificati come il sito preferenziale di partenza della frattura per creep alle alte temperature; inoltre è stato suggerito [REF. 8] che i carburi M23C6 e i precipitati g’ formino un network interconnesso lungo il bordograno, rendendolo più facilmente attaccabile dagli agenti esterni e diminuendo in generale la duttilità della lega.

® I carburi M6C possiedono come i precedenti una complessa struttura cubica e si formano tra gli 815 e i 980 °C se la presenza di molibdeno o tungsteno è consistente.

La composizione di questi carburi è molto variabile e si attesta approssimativamente tra M(3-13)C, in dipendenza dalla composizione generale della lega.

Poiché i carburi M6C sono stabili a temperature più alte rispetto ai carburi M23C6, essi si rivelano migliori a bordograno come sistema di controllo della crescita del grano.

· Altre fasi. In aggiunta alle fasi fin qui descritte, nelle superleghe base nichel possono formarsi altri composti, tra cui le cosiddette fasi h , s , m , fasi di Laves e boruri. Eccetto i boruri possiamo decisamente affermare che tali fasi determinano effetti infragilenti negativi sulle proprietà resistenziali della lega.

® Il boro è presente nelle superleghe generalmente in quantità ridotta (50-500 ppm), ma tuttavia rappresenta un componente essenziale. Si pone a bordograno occupando le vacanze presenti (diminuendo la diffusività) e formando appunto i boruri, la cui composizione è generalmente del tipo M3B2. Tale composizione può dipendere sia dal tasso di boro presente, sia dai trattamenti termici cui è stata sottoposta la lega: nella lega Udimet-700, per esempio, possiamo rilevare due tipi di boruri dovuti a differenti storie termiche: (Mo0.48Ti0.07Cr0.39Ni0.03Co0.03)B2 e (Mo0.31Ti0.07Cr0.49Ni0.06Co0.07)B2.

I boruri sono dure particelle refrattarie, osservabili come detto a bordograno, di forma variabile (da cuboide a mezzaluna); essi hanno molta importanza in quanto bloccano la nucleazione della cricca per creep a bordograno.

® Le fasi s , m e le fasi di Laves sono classificate come fasi TCP (topologically close packing), ovvero fasi ad altissimo numero di coordinazione. La loro formula è del tipo (Cr, Mo)x (Ni, Co)y dove x e y possono variare da 1 a 7. Come anticipato, queste fasi sono decisamente nocive per le proprietà meccaniche della lega; nucleano sui carburi posti a bordograno e acquisiscono una struttura a placche lunghe e strette. Di particolare pericolosità si rivela la fase s , che si forma tra i 650 e i 925 °C con un rate di formazione accelerato dall’applicazione di un eventuale sforzo. La sua struttura a piattello, la sua elevata rigidezza e fragilità determina la sua attitudine a concentrare gli sforzi, rendendola sito favorevole della nucleazione e della propagazione delle cricche. Questo effetto diviene anche più marcato alle alte temperature dove la frattura, oltre che lungo il bordograno, tende a propagarsi lungo la direzione dei piattelli s , diminuendo drasticamente la vita a frattura del materiale.

Si precisa inoltre come l’effetto dannoso delle fasi s , m e delle fasi di Laves sia dato anche dal fatto che formandosi all’interno della lega esse impoveriscono la matrice di elementi refrattari, diminuendo quindi l’indurimento per soluzione dato proprio da questi componenti.

Le fasi di Laves, di composizione generica

(Fe,Cr,Mn,Si)2 (Mo,Ti,Nb)

influenzano negativamente le proprietà della lega all’incirca come le fasi s : in particolare esse riducono drasticamente la duttilità della lega a temperatura ambiente. Sono frequenti quando è presente molto titanio, niobio e molibdeno e concomitante poco nichel.

® La fase h possiede una struttura HCP ed è di composizione Ni3X: si forma dal precipitato g’ quando il contenuto in lega di titanio, niobio e tantalio è sufficientemente elevato. Può precipitare a bordograno in forma cellulare riducendo sensibilmente la resistenza a frattura o precipitare all’interno del grano con morfologia Widmastätten pregiudicando anche in questo caso la resistenza a frattura, ma senza peggiorare la duttilità. [REF. 10]

 

· Il bordograno. Poiché si è sperimentalmente verificato che sia i fenomeni di creep alle alte temperature, sia la rottura per fatica, hanno spesso origine in corrispondenza del bordograno, è chiaro quale importanza possano ricoprire aspetti quali la dimensione del grano o la natura e morfologia del bordograno.

 

® La dimensione del grano è decisamente influente sulle proprietà resistenziali della lega. Innanzitutto è stato dimostrato come la vita e la resistenza a creep aumenti con l’aumentare della dimensione del grano. Questo aspetto diviene fondamentale in corrispondenza di pezzi con sezioni sottili: si è rilevato infatti come sezioni sottili diminuiscano la vita a creep del materiale; tanto minore è quindi la sezione e tanto maggiore dovrà possibilmente essere la dimensione del grano.

Una eccessiva dimensione del grano peraltro, soprattutto in concomitanza di sezioni sottili, può determinare scorrimenti più agevolati e facilitare fratture intergranulari. Segue da ciò la necessità di controllare adeguatamente la dimensione del grano in relazione alle diverse applicazioni e condizioni: a tal fine si dosa opportunamente la presenza di precipitati g’, di carburi o altre particelle.

® La composizione chimica del bordograno differisce alquanto da quella della lega ed è ricca di elementi quali boro, zirconio e magnesio: proprio l’aggiunta anche in piccole quantità di boro e zirconio produce nelle superleghe base nichel un considerevole aumento delle proprietà di resistenza a creep. Si parla di incrementi pari a 13 volte della vita utile, 7 volte dell’elongazione, 2 volte dello sforzo di rottura.

 

I meccanismi che determinano questi notevoli aumenti non sono ancora del tutto chiari: si suppone infatti [REF. 4] che il motivo risieda nella larga diversità di dimensioni (20-30%) del boro e dello zirconio con gli altri elementi presenti in soluzione solida. Tale differenza giustifica il fatto che tali elementi si posizionino quasi totalmente a bordograno occupando le vacanze ivi presenti: la conseguente riduzione del numero delle vacanze determina un drastico calo del rate di diffusione a bordograno e a tal punto un evidente aumento della vita a creep della lega.

 

Nelle superleghe più recenti inoltre si è orientati all’utilizzo dell’afnio, il quale si è dimostrato ottimo come stabilizzatore del bordograno: in particolare questo elemento si è dimostrato efficace nell’inibire i fenomeni di scorrimento lungo il bordo. In più l’afnio agisce positivamente anche in soluzione e come efficace formatore di carburi.

 

 

 

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Superleghe indurite dal precipitato g ’’

 

 

 

 

Un importante sottogruppo di superleghe base nichel, contenenti una buona quantità di ferro (15-20%) e di niobio (2-6%), è indurito per precipitazione da un composto intermetallico denominato g’’ di struttura tetragonale a corpo centrato (BCT) e composizione Ni3Nb.

 

 

La più conosciuta e studiata di tale gruppo è la superlega Inconel 718.

 

Lega / %

Ni

Cr

Mo

Nb

Al

Ti

Fe

Mn

Si

C

Inconel 718

52.5

19.0

3.0

5.1

0.5

0.9

18.5

0.2

0.2

0.04

 

Il meccanismo di indurimento è sostanzialmente analogo a quello descritto per il precipitato g’. Se però portiamo la lega oltre i 650 °C il precipitato g’’ si destabilizza e si trasforma in fase d , la cui composizione permane Ni3Nb ma con struttura ortorombica e morfologia a piattelli allungati.

I trattamenti termici cui si sottopone la Inconel 718 e tutte le leghe appartenenti alla sua categoria, sono tali per cui questa trasformazione di fase oltre i 650 °C abbia effettivamente luogo: questo poiché il precipitato d-Ni3Nb incrementa nella lega le proprietà resistenziali, inibendo i fenomeni di scorrimento del bordograno.

Per quanto riguarda le altre fasi presenti, le superleghe indurite dal precipitato g’’ presentano, analogamente alle precedenti, carburi (soprattutto MC), fase g’, fasi s , m , h e fasi di Laves, con le medesime influenze sulle proprietà della lega.

 

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solidificazione direzionale

 

Generalità.

Negli ultimi anni, a partire dall’ultima guerra mondiale, il settore aerospaziale ha imposto alla tecnologia ingegneristica un continuo e sensibile aumento delle prestazioni; nel caso specifico della componentistica delle turbine dei motori a gas si è registrato un aumento tanto delle temperature d’esercizio quanto delle contemporanee sollecitazioni. Di fronte a questa e ad altre simili problematiche la ricerca scientifica si è incanalata verso la produzione di superleghe solidificate direzionalmente.

 

La solidificazione direzionale.

Da sempre molti ricercatori si sono dedicati alle problematiche connesse al comportamento del bordograno, alla deformazione ad alta temperatura e soprattutto a quelle proprietà del bordograno che potessero in qualche modo influenzare il comportamento a frattura del materiale. L’attenzione così particolare riservata al bordograno nasce dalla rilevazione di come la maggior parte degli eventi distruttivi del materiale abbia origine proprio a partire dal bordograno; ricordiamo semplicemente i fenomeni di slittamento ad alta temperatura, i fenomeni di cavitazione o la formazione di vuoti durante il creep, la precipitazione di impurità, tutti esempi della complessità della frattura e della deformazione durante il creep in relazione alla presenza del bordograno, ovvero nelle leghe policristalline.

Una rilevazione molto importante, verificata concordemente da tutti gli studi in materia, è che i fenomeni negativi per la lega precedentemente nominati (slittamento, cavitazione, formazione vuoti) si concentrano nei bordigrano orientati normalmente alla direzione di applicazione dello sforzo. Per affrontare questo problema si possono seguire due metodologie:

a) raggiungere una conoscenza approfondita dei meccanismi che regolano le proprietà del bordograno per poterle selezionare e controllare secondo le diverse esigenze richieste;

b) eliminare il bordograno dalla struttura o altrimenti orientarlo nella direzione di applicazione dello sforzo: questo secondo metodo è quello su cui effettivamente si è concentrata l’ingegneria, mettendo a punto un sistema di controllo del processo di solidificazione denominato solidificazione direzionale.

 

Grana colonnare e monocristallo.

La struttura che si genera dopo una colata convenzionale appare formata da grani equiassici. Dopo solidificazione direzionale si ottiene invece un materiale o a grana orientata (grani colonnari) o monocristallino, in base al processo di colata imposta, come schematizzato nella figura seguente.

In entrambe i casi la superlega fusa viene versata in uno stampo ceramico il cui fondo mobile è costituito da una conchiglia in rame raffreddata ad acqua, il cui ruolo è quello di generare un gradiente di temperatura che determini un raffreddamento direzionale del fuso e quindi una solidificazione direzionale.

Nel primo caso quindi, i grani nucleano sulla superficie della conchiglia e crescono in maniera colonnare nella direzione parallela al gradiente di temperatura.

Nel secondo caso il meccanismo è analogo, con l’aggiunta di un apposito selettore che rende possibile l’isolamento di un singolo grano, creando a fine solidificazione un materiale monocristallino.

I diversi metodi di solidificazione determinano allora diverse strutture le quali generano proprietà di resistenza a creep sempre migliori passando da componenti policristallini, a grana colonnare a monocristallini, così come del resto ci attendavamo.

 

 

Superleghe monocristalline.

Tutte le superleghe di ultima generazione sono mocristalline. Per esse, oltre alle ormai note ottime proprietà resistenziali, si verificano altri due importanti vantaggi rispetto alle superleghe policristalline o a grana colonnare, e precisamente:

a) una composizione chimica più semplice e quindi una microstruttura più controllabile: l’assenza del bordograno infatti determina in primo luogo l’inutilità del C e di tutti gli elementi formatori di carburi, non essendo più necessaria stabilizzazione del bordograno;

b) l’assenza di fasi TCP, direttamente conseguente alla mancanza del carbonio e dei carburi. L’assenza del pericolo di formazione di fasi TCP, inoltre, permette nelle superleghe monocristalline un aumento della presenza di elementi refrattari, con conseguente notevole incremento dell’indurimento per soluzione.

 

Lega / %

Cr

Co

W

Mo

Ta

Nb

Ti

Al

Hf

B

Zr

C

MAR-M200

+ Hf

9.0

10.0

12.0

---

---

1.0

2.0

5.0

2.0

0.015

0.08

0.14

MAR-M246

+ Hf

9.0

10.0

10.0

2.5

1.5

---

1.5

5.5

1.5

0.015

0.05

0.15

MAR-M247

8.4

10.0

10.0

0.6

3.0

---

1.0

5.5

1.4

0.015

0.05

0.15

RENE’ 80H

14.0

9.5

4.0

4.0

---

---

4.8

3.0

0.75

0.015

0.02

0.08

 

Superleghe base nichel:

principali leghe a grana colonnare attualmente in uso.

 

 

  Lega / %

Cr

Co

W

Mo

Ta

Nb

Ti

Al

Hf

Re

Ir

PWA 1480

10.0

5.0

4.0

---

12.0

---

1.5

5.0

---

---

---

CMSX-2

8.0

5.0

8.0

0.6

6.0

---

1.0

5.5

---

---

---

CMSX-3

8.0

5.0

8.0

0.6

6.0

---

1.0

5.5

0.15

---

---

CMSX-4

6.5

9.0

6.0

0.6

6.5

---

1.0

5.6

0.1

3.0

---

CMSX-10

2.0

3.0

5.0

0.4

8.0

0.1

0.2

5.7

0.03

6.0

---

SRR-99

8.5

5.0

9.5

---

2.8

---

2.2

5.5

---

---

---

TMS-75

3.0

12.0

6.0

2.0

6.0

---

---

6.0

0.1

5.0

---

TMS-80

2.9

11.6

5.8

1.9

5.8

---

---

5.8

0.1

4.9

3.0

 

Superleghe base nichel:

principali leghe monocristalline attualmente in uso.

 

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leghe ODS: indurite per dispersione di ossido

 

Generalità.

La metallurgia delle polveri è un settore che ha interessato la produzione delle superleghe negli ultimi venti anni di questo secolo. Questa nuova tecnologia ha rappresentato una vera e propria rivoluzione della tecnologia industriale ed ha investito altri settori quali per esempio la produzione delle leghe del titanio, dell’alluminio, gli acciai inossidabili e da utensile.

La principale spinta a tale sviluppo è venuta dall’industria aerospaziale, e in secondo luogo da quella termoelettrica.

Come indicato in figura, le leghe ODS offrono migliore resistenza a creep alle più alte temperature rispetto alle superleghe solidificate direzionalmente: per questo il loro utilizzo si è concentrato particolarmente nella costruzione delle palette delle turbine, sezione del motore a gas ove si raggiungono appunto le temperature più elevate: si è verificato come le superleghe base nichel ODS possano sopportare temperature fino a 1350 °C, mentre le superleghe monocristalline non resistono oltre i 1250 °C.

Le superleghe ODS sono policristalline e sono indurite dalla combinazione di due fattori: la dispersione di ossido e la precipitazione del composto g. Affinché le proprietà meccaniche delle leghe ODS siano omogenee è importante che la fase dispersa sia equamente distribuita all’interno della matrice.

Produzione.

La tecnica comunemente adottata per la produzione delle leghe ODS è chiamata "alligazione meccanica": partendo da una mescola di polveri elementari, si vuole ottenere una polvere omogenea di dimensioni microscopiche e con un alto valore finale di compattezza, che determini infine le proprietà meccaniche desiderate. Il processo si compone di 4 stadi, e precisamente:

1. formazione e compattazione delle polveri;

2. sinterizzazione;

3. forgiatura;

4. ricristallizzazione direzionale.

Per applicare il primo punto di tale tecnologia si adottano appositi mulini i quali con diverse metodologie assicurano la frantumazione e l’omogeneizzazione delle polveri.

 

Lega / %

Ni

Cr

Mo

W

Ti

Ta

Al

C

Y2O3

Zr

B

IN MA-6000E

68.5

15.0

2.0

4.0

2.5

2.0

4.5

0.05

1.1

0.15

0.01

 

Nel caso per esempio della lega IN MA-6000E, la cui composizione è qui riportata, le polveri che vengono immesse nel mulino sono date da:

- polvere di Ni metallico;

- polvere di Cr, Mo, W, Ta;

- soluzione solida di Ni-Al, Ni-Ti (Al e Ti sono aggiunti in soluzione perché singolarmente tendono a formare ossidi);

- polvere Y2O3, l’ossido destinato all’indurimento per dispersione;

- stearato di Zn come lubrificante.

Seguono quindi le fasi di compattazione e sinterizzazione seguite a loro volta dalla forgiatura; in alcuni casi si preferisce una forgiatura a caldo come unico trattamento.

La ricristallizzazione direzionale finale ha lo scopo di modificare la microstruttura: da una grana relativamente piccola ed equiassica si passa ad una più allungata, dove i bordigrano sono stabilizzati dai precipitati di ossido; questo procedimento si ottiene in forno tramite un riscaldamento localizzato e direzionale. Al termine di questa fase i possibili difetti riscontrabili nel materiale sono la presenza di ampi agglomerati di ossido con notevole potere infragilente o la presenza di grani non allungati ma ancora equiassici. La ricristallizzazione direzionale, essendo fra l’altro molto costosa, non viene sempre eseguita: nei casi in cui le temperature di esercizio non sono particolarmente elevate infatti essa si rivela superflua (leghe ODS dell’alluminio).

 

Indurimento.

Il meccanismo secondo cui la fase dispersa indurisce il materiale è spiegato con due meccanismi: fino a 600-700 °C l’indurimento è dovuto al noto meccanismo di Orowan mentre al di sopra di tali temperature ci si riferisce ad un nuovo meccanismo, analizzato recentemente e simile ad una sorta di climb localizzato; quando la dislocazione incontra il precipitato si suppone un cambiamento del sistema di slittamento della dislocazione: si instaura quindi fra i due una forte attrazione a causa della quale l’avanzamento della dislocazione richiede il superamento di uno sforzo di soglia sth, con conseguente richiesta energetica maggiore e relativo incrudimento. Tale meccanismo si giustifica anche affermando che la fase dispersa si comporta come fosse un microvuoto, con la sola favorevole condizione tecnologica che risulta più facile disperdere particelle nel materiale che non creare in esso dei microvuoti.

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impieghi e criteri di selezione

 

 Quest’ultimo capitolo vuole riassumere quanto fin qui esposto, cercando di applicare le conoscenze teoriche acquisite a diversi tipi di applicazioni, alle quali l’ingegnere deve di volta in volta trovare adeguata soluzione.

Seppure tutte le superleghe possiedono come visto delle caratteristiche necessariamente comuni, indispensabili per assicurare quelle basilari proprietà resistenziali che le contraddistinguono, si trovano superleghe con composizioni molto diverse, che le rendono specificatamente adatte per particolari applicazioni.

 

 

Visto che gli stati di sollecitazione, tipici degli ambiti di utilizzo delle superleghe, sono nella maggior parte dei casi particolarmente elevati, l’analisi svolta in questo capitolo procederà considerando come parametro fondamentale la temperatura. E’ stata infatti proprio questa grandezza ad indurre la sensibile evoluzione delle superleghe nell’ultimo secolo: basti pensare che le palette delle turbine nei motori di ultima generazione raggiungono temperature che superano i 1300 °C.

 

 

Notiamo fin d’ora come i criteri di selezione dei costituenti specifici si basino sull’analisi di alcune problematiche base: controllo del creep diffusivo, controllo del bordograno e quindi della dimensione del grano, scelta del tipo di indurimento e del tipo di colata.

 

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CASO 1 – Temperature relativamente basse:

T < 700 °C

IMPIEGHI

- motore a gas (stadi turbine a media temperatura)

- motore razzi e reattori nucleari –

- veicoli spaziali –

COMMENTO

Temperature di questo tipo non creano problemi in termini di creep diffusivo: da ciò segue la possibilità di scegliere per applicazioni di questo tipo una superlega policristallina, ottenibile con colata di tipo convenzionale, tecnica peraltro molto più economica delle colate che generano solidificazione direzionale. La presenza del bordograno, però, impone la presenza del C e di altri elementi formatori di carburi, i quali devono stabilizzare il bordograno stesso. Si precisa come la quantità di C resti limitata, in relazione al negativo effetto infragilente proprio dei carburi. L’indurimento è garantito sia per soluzione da parte di elementi refrattari, che per precipitazione di g ’ e g ’’, composti generati dalla presenza del Ti e del Nb. Giustifichiamo inoltre la presenza del ferro come elemento sia indurente che "economizzante", e quella del Mn come elemento adibito all’eliminazione delle impurezze del bordograno (Pb, Bi, P, S).

ESEMPIO DI SUPERLEGA ADATTA

INCONEL 718 (o analogamente le 706, 625, 617)

Lega Ni / %

Ni

Cr

Mo

Nb

Al

Ti

Fe

Mn

Si

C

Inconel 718

52.5

19.0

3.0

5.1

0.5

0.9

18.5

0.2

0.2

0.04

 

 

PROPRIETA’ FISICHE

VALORE

PROPRIETA’ TERMICHE

VALORE

Densità, g/cc

8.19

Solidus, °C

1260

PROPRIETA’ MECCANICHE

VALORE

Liquidus, °C

1336

s di rottura, Mpa

1375

PROPRIETA’ ELETTRICHE

VALORE

s di snervamento, Mpa

1100

Resistività elettrica, Ohm-cm

0.000135

Elongazione, %

25

Permeabilità magnetica

1.0011

PROPRIETA’ TERMICHE

VALORE

Temperatura di Curie, °C

-112

Capacità termica, J/g-°C

0.435

 

 

Conduttività termica, W/m-K

11.4

 

 

Punto di fusione, °C

1298

 

 

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CASO 2 – Temperature medio alte:

T fino a 850 °C

IMPIEGHI

- motore a gas (palette turbine)

- motore razzi e reattori nucleari –

- veicoli spaziali –

COMMENTO

Di fronte a temperature di questo tipo la velocità di creep diffusivo deve essere debitamente considerata: per minimizzare questo effetto è necessario utilizzare superleghe a grana colonnare, ottenute quindi per solidificazione direzionale. La presenza del bordograno induce, analogamente al caso precedente, all’utilizzo del C e dei relativi elementi formatori di carburi, mentre la presenza del Co si rivela necessaria per aumentare il campo di stabilità del precipitato g ’. Fra gli elementi in lega merita inoltre attenzione l’impiego dell’afnio, considerato dalla più recente metallurgia per la sua ottima capacità a inibire i fenomeni di scorrimento lungo il bordograno.

ESEMPIO DI SUPERLEGA ADATTA

RENE’ 80H

Lega Ni / %

Cr

Co

W

Mo

Ti

Al

Hf

B

Zr

C

Renè 80H

14

9.5

4.0

4.0

4.8

3.0

0.75

0.015

0.02

0.08

 

 PROPRIETA’ FISICHE

VALORE

PROPRIETA’ MECCANICHE

VALORE

Densità, g/cc

8.24

s di rottura, Mpa

1390

Durezza, Brinell

334

s di snervamento, Mpa

1150

Durezza, Knoop

363

Elongazione, %

24

Durezza, Rockwell C

36

Reduction of Area, %

25

Durezza, Vickers

349

 

 

 

* si precisa come i valori meccanici indicati siano fortemente dipendenti dalla storia termica che ha subito la lega.

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CASO 3 – Alte temperature:

T fino a 1100 °C

IMPIEGHI

- motore a gas (palette turbine in entrata, camera di combustione)

- motore razzi e reattori nucleari –

- veicoli spaziali –

COMMENTO

A queste temperature il creep diffuso rappresenta il fenomeno più pericoloso per la vita della lega. E’ necessario quindi l’utilizzo di superleghe monocristalline. Come già descritto in sede teorica la mancanza di bordograno giustifica l’assenza del C e degli elementi formatori di C: ne segue una composizione decisamente semplice in relazione ai casi precedenti.

ESEMPIO DI SUPERLEGA ADATTA

Cannon Muskegon – CMSX-2

Lega Ni / %

Cr

Co

W

Mo

Ta

Ti

Al

 

 

 

Renè 80H

8.0

5.0

8.0

0.6

6.0

1.0

5.5

 

 

 

 

 Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CASO 4 – Altissime temperature:

T > 1100 °C

IMPIEGHI

- motore a gas (palette turbine)

- veicoli spaziali –

COMMENTO

A queste temperature le superleghe base Ni monocristalline non resistono. A fianco dell’indurimento per precipitazione di g ’ è necessario produrre l’indurimento per dispersione di ossido. Le leghe ODS sono policristalline: per questo si nota nella composizione la presenza del C, di elementi formatori di carburi e di elementi quali B e Zr che in maniera diversa assicurano la stabilità del bordograno.

ESEMPIO DI SUPERLEGA ADATTA

Inconel MA-6000E (o Inconel MA-754)

Lega Ni / %

Cr

Mo

W

Ti

Ta

Al

Fe

C

Y2O3

Zr

B

In MA-6000E

15.0

2.0

4.0

2.5

2.0

4.5

---

0.05

1.1

0.15

0.01

In MA-754

20.0

---

---

0.5

---

0.3

1.0

0.05

0.6

---

---

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

 

1] A DINAMIC THEORY OF COHERENT PRECPITATION HARDENING WITH APPLICATION TO NI BASE SUPERALLOY – S. M. Copley and B. H. Kear, Transaction of AIME, Vol. 239, 1967.

2] COHERENCY STRAINS OF g ’ HARDENED NICKEL ALLOYS – R. F. Decker and J. R. Mihalisin, ASM Transaction Quarterly, Vol. 62, n° 2, June, 1969.

 3] FRACTURE PROPERTIES OF SUPERALLOYSStephen D. Antolovich and J. E. Campbell, da Application of Fracture Mechanism for Selection of Metallic Structural Materials, 1982, p. 253-310 – American Society for Metals.

 4] NICKEL-BASE ALLOYSEarl W. Ross and Chester T. Sims – SUPERALLOYS, Cap. 4.

 5] RECENT DEVELOPMENTS IN POWDER METALLURGY OF SUPERALLOY – G. H. Gessinger, POWDER METALLURGY INTERNATIONAL, Vol. 13, 1981, p. 93-101.

 6] STRENGHTENING MECHANISMS IN NICKEL-BASE SUPERALLOY – R. F. Decker, Climax Molybdenum Company Symposium, Zurich, 1969.

 7] SUPERALLOYS – A Technical Guide, edited by Elihu F. Bradley – ASM INTERNATIONAL, 1989.

 8] TENSILE EMBRITTLEMENT OF TURBINE BLADE ALLOYS AFTER HIGH TEMPERATURE EXPOSURE – W. H. Chang, Superalloys Processing, Section V, MCIC-72-10, Metals and Ceramics Information Center, Battelle, Columbus, OH, 1972.

 9] THE DEVELOPMENT OF SINGLE CRYSTAL SUPERALLOY TURBINE BLADES – M. Gell, D.N. Duhl and A.F. Giamei – Pratt & Whitney Aircraft Group – SUPERALLOYS, 1980, p. 205-214.

 10] THE METALLURGY OF NI BASE SUPERALLOYS – R. F. Decker and C. T. Sims, in Superalloys, edited by Sims and Hagel, John Wiley and Sons, New York, 1972.

 11] TRATTAMENTI TERMICI E PROPRIETA’ DI SUPERLEGHE: EFFETTO DEGLI ASPETTI MICROSTRUTTURALI – Redolfi A., Soraperra G., Zanoni L., Zuech N. - SCIENZA E TECNOLOGIA DEI MATERIALI AERONAUTICI E AEROSPAZIALI - Dr. STEFANO GIALANELLA – Università degli Studi di Trento, Facoltà di Ingegneria dei Materiali – A.A. 1998/1999.

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altri links

 

 

· CREEP LIFE EXTENSION OF A SINGLE CRYSTAL SUPERALLOY BY RE-HEAT-TREATMENT – Koizumi, Kobayashi, Harada, Yamagata;

National Research Institute for Metals:

http://144.213.2.11:8080/open/usr/harada/documents/990225m.html

http://144.213.2.11:8080/open/usr/harada/MP/creep.html

 

· DIRECTIONAL SOLIDIFICATION OF SUPERALLOYS –

Marshall Space Flight Center, Technology Transfer Office:

http://techtran.msfc.nasa.gov/patents/(40).html

 

· DESIGN OF HIGH RHENIUM CONTAINING SINGLE CRYSTAL SUPERALLOYS WITH BALANCED INTERMEDIATE AND HIGH TEMPERATURE CREEP STRENGHT – Kobayashi, Koizumi, Nakazawa, Yamagata, Harada; National Research Institute for Metals, Ni base Superalloy Home Page:

http://www.nrim.go.jp:8080/open/usr/harada/kobayashi/paper1/per-75.HTM

 

· INCONEL alloy 718 e INCONEL alloy MA 754:

http://www.matweb.com/SpecificMaterial.asp?bassnum=NINC34&group=

http://www.matweb.com/SpecificMaterial.asp?bassnum=NINC37&group=

http://www.inco.net/inco/prods.htm

 

· ROLLS ROYCE – Military Aerospace, product range:

http://www.rolls-royce.com

 

· SPS TECHNOLOGIES: Cannon-Muskegon (a) and Specialty Materials & Alloys Group (b):

http://www.spstech.com/nav.cgi?93738836721221649274^cannon_musk.html (a)

http://www.spstech.com/nav.cgi?IDNUM^smag.html (b)

 

 

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