|
Le
due soluzioni presentate (uso di materiali hard e patterned
media) consentirebbero un notevole incremento della capacita'
di memorizzazione dei supporti magnetici, anche se sono entrambe
ancora lontane da una realizzazione pratica. Una risposta
alternativa al problema e' quella di combinare la tecnologia
classica degli hard disk con quella, altrettanto evoluta e
consolidata, dei supporti magneto ottici. La differenza
fondamentale tra i supporti magnetici e quelli magneto-ottici
sta nella direzione di magnetizzazione dei domini magnetici
che costituiscono le celle di informazione: mentre nei dischi
rigidi la direzione e' quella parallela alla superficie, nei
magneto ottici e' ad essa perpendicolare. Questa configurazione
fa si' che i campi magnetici dei bit si sostengano a vicenda
e non siano soggetti all'effetto superparamagnetico. Il meccanismo
di lettura sfrutta il cosiddetto effetto Kerr: un fascio di
luce viene diretto sulla superficie del disco; a seconda dell'
orientazione magnetica della traccia la luce viene polarizzata
in due direzioni distinte.
|
|
| Utilizzo di tecnologie magneto-ottiche (lenti a immersione
in solido e substrato di memorizzazione verticale) per
massimizzare la densita' dei dati negli hard disk. |
L' operazione
di scrittura si basa invece sulla tecnologia delle lenti a
immersione in solido (SIL), un particolare tipo di lenti troncate.
Le SIL si basano sul concetto della microscopia a immersione
in liquido, in cui lente e oggetto studiato sono posti entrambi
in un liquido che aumenta notevolmente l'ingrandimento raggiungibile.
Le SIL, in realta', applicano quest' effetto al contrario
concentrando un fascio laser su un'area di dimensioni inferiori
ad un micromentro, permettendo quindi di raggiungere densita'
di memorizzazione considerevoli.
Indice
|