Trattamenti Termici

 

 

Generalità: Indurimento per Precipitazione

 

 

Il trattamento termico si riferisce a tutte quelle operazioni di raffreddamento e di riscaldamento che sono eseguite con l’intento di cambiare proprietà meccaniche, struttura metallurgica o lo stato di stress residuo di un prodotto metallico. Comunque, quando il termine è applicato alle leghe in Alluminio, il suo uso è spesso ristretto alle specifiche operazioni impiegate per incrementare la durezza e la resistenza delle leghe suscettibili di indurimento per precipitazione.

Queste sono generalmente indicate come le “heat treatable alloys” per distinguerle da quelle leghe nelle quali alcun rilevante indurimento può essere ottenuto scaldando o raffreddando. Per queste ultime, generalmente dette “non heat treatable alloys”, l’indurimento è ottenuto per lavorazione a freddo.

Un essenziale attributo affinché una lega indurisca per precipitazione è che il suo diagramma di fase presenti la curva di solubilità che aumenta con la temperatura.

Sebbene molti dei sistemi binari a base di alluminio presentino questo attributo, molti mostrano un indurimento per precipitazione poco rilevante, queste leghe non sono quindi considerate “heat treatable”.

I maggiori gruppi di leghe che presentano un considerevole indurimento includono:

 

Ø   Alluminio – Rame

Ø   Alluminio – Rame – Magnesio

Ø   Alluminio – Magnesio – Silicio

Ø   Alluminio – Zinco – Magnesio

Ø   Alluminio – Zinco – Magnesio – Rame

 

Il trattamento termico tipico consiste in due stadi noti come solubilizzazione ed invecchiamento.

 

Solubilizzazione

 

Nel primo ciclo un’opportuna lega è scaldata ad una temperatura al di sopra della curva di solubilità allo scopo di ottenere una soluzione omogenea, poiché la seconda fase, presente generalmente in minor quantità, dissolve nella più abbondante fase. La lega viene quindi lasciata a questa temperatura sino a quando si ottiene una soluzione solida omogenea, quindi viene temprata ad una temperatura più bassa per creare una condizione di supersaturazione.

 

Solubilizzazione di leghe Al-Cu

A titolo d’esempio, possiamo analizzare il caso della lega Alluminio e Rame, pur trattandosi di un sistema binario, i principi di funzionamento sono applicabili alle altre “heat-treatable alloy”.

Figura 1: Diagramma di stato del sistema Al-Cu, nell’intorno dell’Al puro.

 

Due leghe contenenti 4,5% e il 6,3% di Rame sono rappresentate dalle due linee verticali tratteggiate (a) e (b).

Il diagramma mostra che non considerando la struttura iniziale, mantenere la lega al 4,5% a 515 fino a 550°C fino a quando si raggiunge l’equilibrio porta il rame ad entrare completamente nella soluzione solida; poiché la concentrazione all’equilibrio sarebbe più grande di quella effettivamente contenuta dalla lega si ha che il composto intermetallico si dissolve completamente.Cosi la lega che inizialmente conteneva due fasi (Al e CuAl2) è ora convertita ad un’unica fase (Al).

Inoltre la soluzione solida ottenuta mantenendo per un tempo sufficientemente lungo ad una temperatura elevata non è una soluzione satura poiché la sua concentrazione è minore di quella all’equilibrio.

Se quindi la temperatura è ridotta al di sotto di 515°C, la soluzione solida diviene supersatura, perciò la quantità di soluto superiore a quella d’equilibrio alle temperature più basse tende a precipitare.

La forza che spinge la formazione di precipitato aumenta con il grado di supersaturazione, e di conseguenza con il decrescere della temperatura; la velocità con la quale i precipitati si formano dipende inoltre dalla mobilità degli atomi, che diminuisce al calare della temperatura.

La lega contenente il 6,3% in Rame – quantitativo maggiore del massimo solubilizzabile alla temperatura eutettica – se riscaldata ad una temperatura di poco al di sotto di quella eutettica consiste in una soluzione solida più una quantità addizionale di composto intermetallico non dissolto. La soluzione solida ha una concentrazione in Rame maggiore di quella della lega al 4,5% a 515°C.

Il maggior contenuto in Rame aumenta la “driving force” della precipitazione a temperature più basse e aumenta l’entità di possibili cambiamenti di proprietà.

Il composto intermetallico non disciolto alle alte temperature, pur rimanendo essenzialmente inalterato sottoposto e al riscaldamento e al raffreddamento, aumenta percettibilmente il livello di resistenza globale.

 

Overheating

 

Si deve prestare attenzione per evitare di superare la temperatura iniziale eutettica. Se come risultato di un surriscaldamento avviene un’apprezzabile fusione del costituente eutettico, proprietà come resistenza a trazione, duttilità e resistenza a frattura possono degradare. I materiali che esibiscono prove microstrutturali di surriscaldamento sono generalmente categorizzati come non accettabili.

La temperatura deve quindi essere ristretta per evitare fusione anche parziale, e il più basso limite dovrebbe, quando è possibile, essere sopra alla temperatura alla quale avviene una completa solubilizzazione (solvus).

 

Tempra

 

La tempra consiste nel raffreddamento molto rapido del metallo scaldato immergendolo in un liquido refrigerante come può essere l’acqua. Quest’operazione impedisce un’apprezzabile diffusione degli elementi, così si può assumere che la soluzione solida viene portata a temperatura ambiente essenzialmente senza variazioni. Così la lega che era leggermente insatura alle temperature più alte, diviene a temperatura ambiente estremamente insatura.

La lega quindi è in una condizione molto instabile e, compatibilmente con le  condizioni ambientali, evolverà spontaneamente verso una condizione  di maggior equilibrio.

 

Invecchiamento

 

Un metodo usato per sviluppare le proprietà delle leghe è quello di condurre una precipitazione controllata di particelle molto fini sia a temperatura ambiente (natural aging) sia elevata (artificial aging). In genere, la precipitazione non comincia immediatamente ma richiede un cosiddetto “incubation time” per formare dei nuclei sufficientemente grandi e stabili; dopo di che può avere inizio il processo di crescita.

La velocità alla quale avviene la precipitazione varia con la temperatura. A temperature molto basse la velocità di reazione è controllata dalla velocità alla quale gli atomi possono migrare. A temperature appena al di sotto la “solvus line” la velocità di precipitazione è molto bassa, poiché la velocità di nucleazione è bassa essendo la soluzione solo leggermente sovrasatura quindi in questo caso la precipitazione è controllata dalla velocità con cui i nuclei possono formarsi.

A temperature intermedie tra i due appena menzionati estremi, la velocità di precipitazione aumenta sino a raggiungere un massimo e quindi il tempo per completare la precipitazione è molto corto.

Sperimentalmente è possibile ottenere la tipica “hardening curve”, mostrando l’effetto del tempo sulla durezza.

La forma della curva di invecchiamento, dipende primariamente da due variabili, la temperatura e la composizione della lega.

 

Figura 2: Durezza Rockwell B in funzione del tempo di invecchiamento a diverse temperature.

 

La curva T1 rappresenta un invecchiamento ad una temperatura troppo bassa alla quale l’indurimento avviene molto lentamente, poiché il moto diffusivo degli atomi è molto sfavorito.

Abbassando ulteriormente la temperatura viene definitivamente bloccata la precipitazione e l’indurimento non avviene. Questo fatto è sfruttato nel cosiddetto “trattamento criogenico” usato per prevenire appunto l’invecchiamento naturale.

T2 corrisponde invece ad una temperatura ottimale alla quale l’indurimento avviene in un ragionevole lasso di tempo.

Alla temperatura T3 invece l’indurimento avviene velocemente grazie alla rapida diffusione, ma l’elevata temperatura promuove una crescita altrettanto veloce delle dimensioni dei precipitati, impedendo il raggiungimento dei picchi massimi di durezza.

A basse concentrazioni di soluto il grado di supersaturazione è basso, in queste condizioni la nucleazione della seconda fase è difficile; di conseguenza l’indurimento avviene molto lentamente e il massimo di durezza ottenibile è più basso a causa della scarsa quantità di precipitati.

Mantenere la lega per un periodo di tempo troppo lungo ad una data temperatura fa perdere alla stessa la propria durezza, questo effetto detto “overaging” si può attribuire al fatto che la crescita dei precipitati continua fintanto che la lega è mantenuta ad una fissata temperatura; questo comporta che le particelle più grandi continuano a crescere a scapito delle più piccole che scompaiono. Quindi la grandezza media delle particelle continua ad aumentare mentre il numero di particelle diminuisce. Perciò la ricerca del massimo valore di durezza va condotta determinando la dimensione ottimale delle particelle di precipitato, o, in modo equivalente, il tempo e la temperatura di invecchiamento.

 

Precipitazione

 

Il più importante effetto dato dalla precipitazione di una seconda fase è un sostanziale indurimento del materiale. Si può dire che un aumento di durezza è sinonimo di una aumentata difficoltà nel muoversi delle dislocazioni, può essere infatti dimostrato che è necessario un maggior sforzo applicato per muovere le dislocazioni attraverso un reticolo che contiene delle particelle di precipitato.

Nella gran parte dei sistemi suscettibili di indurimento da precipitazione, si riscontra una complessa sequenza di cambiamenti dipendenti dal tempo e dalla temperatura.

A temperature relativamente basse e durante il periodo iniziale dell’invecchiamento a temperature medio-alte, il principale cambiamento consiste in una ridistribuzione degli atomi di soluto all’interno della matrice della soluzione solida che porta alla formazione di cluster o zone di Guiner-Preston, zone considerevolmente arricchite di soluto. Questa segregazione di atomi di soluto produce una distorsione dei piani della matrice sia all’interno delle predette zone, sia in svariati piani atomici all’interno della matrice. Con l’aumento di numero o di densità delle zone, il grado di disturbo della regolarità e della periodicità del reticolo aumenta.

L’effetto di indurimento dato dalle zone risulta da un’interferenza addizionale con il moto delle dislocazioni quando queste tagliano le zone GP. Il progressivo aumento di resistenza con l’invecchiamento è attribuito, in alcuni sistemi, all’aumento delle dimensioni delle zone GP, e, in altri, al loro aumento di numero.

In molti sistemi, aumentando la temperatura d’invecchiamento o il tempo, le zone sono convertite o sono rimpiazzate da particelle aventi una struttura cristallina distinta da quella della soluzione solida e diversa anche da quella della fase all’equilibrio, per questo sono dette precipitati di transizione.

In molte leghe, i precipitati hanno una specifica relazione di orientazione cristallografica con la soluzione solida, tale che le due fasi rimangono coerenti adattandosi alla matrice.

L’effetto di indurimento dato da queste strutture è dovuto alla produzione di un impedimento al movimento delle dislocazioni dovuto alla presenza di deformazioni del reticolo e di particelle di precipitato.

Un ulteriore avanzamento della reazione di precipitazione produce una crescita delle particelle della fase di transizione, accompagnata da un aumento di deformazione coerente sino a quando la forza del legame interfacciale è superata e scompare la coerenza. Frequentemente questo coincide con un cambiamento della struttura del precipitato dalla forma di transizione a quella di equilibrio. Con la perdita della deformazione coerente, l’indurimento è dovuto allo sforzo richiesto alla dislocazione per aggirare il precipitato. La forza richiesta progressivamente diminuisce con la crescita in dimensioni delle particelle della fase di equilibrio e l’aumento della spaziatura interparticellare.

 

Sviluppo dei precipitati nel sistema  Al-Zn-Mg

 

L’invecchiamento di una lega Alluminio – Zinco – Magnesio ad una temperatura relativamente bassa, è accompagnata dalla produzione di zone GP ricche di Zinco e Magnesio aventi approssimativamente una forma sferica. Con l’aumentare del tempo di invecchiamento, le zone di Guiner-Preston aumentano in dimensione, e la resistenza della lega aumenta.

Estendendo l’invecchiamento a temperature superiori a quella ambiente, trasforma le zone GP nei precipitati di transizione conosciuti come  h’, precursori della fase di equilibrio MgZn2, detta fase h.

I piani basali della struttura esagonale dei precipitati  h’, sono parzialmente coerenti con i piani {111} della matrice, tuttavia l’interfaccia tra la matrice e la direzione c dei precipitati è incoerente.

Molti ricercatori hanno osservato che la fase di transizione h’ forma un considerevole numero di composizioni che sono sia nel campo Al + [T]  sia nel campo Al + [h] in condizioni di equilibrio.

A temperature più alte o tempi più lunghi, h’ si converte in MgZn2 o, nel caso in cui T sia la fase di equilibrio, viene rimpiazzata da T (Mg3Zn3Al2).

La sequenza di precipitazione dipende dalla composizione, ma per un materiale sottoposto a una tempra veloce e invecchiato ad un’alta temperatura può essere schematicamente rappresentata da:

In questo schema, le zone GP nucleano omogeneamente, e vari precipitati si sviluppano in sequenza nella matrice.

Comunque la presenza di bordi grano ad alto angolo, “subgrain boundaries” , e dislocazioni reticolari altera l’energia libera cosicché può avvenire una significativa nucleazione eterogenea sia durante la tempra, sia invecchiando a temperature al di sopra della temperatura conosciuta come “GP zone solvus temperature”. Sopra questa temperatura, i precipitati della fase di transizione incoerente nucleano e crescono direttamente sulle dislocazioni e sui “subgrain boundaries”, e i precipitati di equilibrio incoerenti nucleano e crescono su bordigrano ad alto angolo.

Questi precipitati che nucleano eterogeaneamente, non contribuiscono alla resistenza, e quindi la loro presenza diminuisce la resistenza ottenibile in quanto sottraggono quantità di soluto disponibili per la nucleazione omogenea.

Al diminuire della velocità di tempra si ha anche un’altra conseguenza. Una tempra lenta permette alle vacanze di migrare verso la superficie libera e annichilarsi. Diminuendo il numero di vacanze decresce anche la temperatura alla quale le zone di Guiner-Preston nucleano omogeneamente. Quindi, una particolare temperatura di invecchiamento potrebbe permettere nei materiali temprati velocemente solo una nucleazione omogenea, ma anche, in metalli temprati più lentamente, rendere predominante la nucleazione eterogenea.

In questa ultima condizione, la distribuzione dei precipitati è estremamente grezza, sicché la resistenza sviluppata è particolarmente bassa. In questo caso, la perdita in resistenza, può essere parzialmente minimizzata, diminuendo la temperatura di invecchiamento per massimizzare la nucleazione omogenea.

Quando una lega Al-Zn-Mg invecchiata, viene esposta a temperature più alte di quelle sopraesposte, alcune GP zone dissolvono mentre altre crescono, secondo il loro volume. Quando le zone sono abbastanza grandi, la maggior parte di esse si trasforma in precipitati di transizione anche sopra la “GP zone solvus temperature”. Questo fenomeno è la base per i trattamenti di invecchiamento a due stadi.

 

 

 

 

 

 

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