IL RECUPERO DEL SELENIO DAI FANGHI ANODICI DELLA RAFFINAZIONE ELETTROLITICA DEL RAME

 

In base alla chimica del selenio e dei suoi composti verranno spiegati e sviluppati diversi processi per l’estrazione e il recupero del selenio dai fanghi della raffinazione elettrolitica del rame. La bontà di un processo tecnologico per l’estrazione del selenio dipende da molti fattori inclusi la composizione dei fanghi, la compatibilità con le attività già esistenti, l’ubicazione della raffineria con le conseguenti condizioni ambientali e regolamentari, i mercati locali e la presenza di altri impianti con cui sia possibile condividere alcune lavorazioni. Per questa ragione non esiste un processo ottimale per il recupero del selenio ma piuttosto una varietà di metodi utili. Quelli che si sono dimostrati di maggiore importanza sia per l’affidabilità che per  l’efficienza sono trattati con maggior dettaglio mentre alcuni processi sono stati omessi perché di minor valore.

Distinguiamo due categorie di processi per il recupero del selenio dai fanghi. Alla prima categoria appartengono quei processi che si basano su un arrostimento iniziale mentre alla seconda categoria appartengono quei processi che sono interamente di natura idrometallurgica.

Si fa presente che le varie tecnologie esistenti possono essere utilizzate in combinazione tra loro in modo da ottimizzare il processo di recupero del selenio.

 

Impianto idrometallurgico

 

PROCESSI BASATI SULL’ARROSTIMENTO

Le tre tipologie di arrostimento o decomposizione termica a cui possono venire sottoposti i fanghi contenenti selenio sono l’arrostimento neutro, l’arrostimento acido e l’arrostimento alcalino.

In alcuni casi il processo di arrostimento è preceduto da leaching per rimuovere il rame eventualmente presente nei fanghi, per favorire la separazione del selenio dal tellurio e la sua estrazione nelle successive fasi di arrostimento. Il prearrostimento avviene tramite la lisciviazione dei fanghi con acido solforico sfruttando l’aria come ossidante. Può svolgersi sia a pressione atmosferica che a temperatura e pressione elevate.

 

L’arrostimento neutro

Con il  termine “neutro” si vuole indicare che non viene effettuata alcuna variazione del pH dei fanghi prima dell’arrostimento.

In genere il selenio è presente nei fanghi sia nella forma di selenio elementare che di seleniuro intermetallico, tipicamente seleniuro di argento.

Il selenio elementare viene prima volatilizzato e quindi ossidato con aria a biossido di selenio:

 

Se(v) + O2(air) = SeO2(g)

 

L’ossidazione del seleniuro di argento si svolge in due fasi: inizialmente il seleniuro di argento è convertito in selenito che poi si decompone in biossido di selenio più ossido di argento. Successivamente dall’ossido di argento si ottiene argento metallico. Le reazioni sono:

 

Ag2Se(s) + 3/2O2(g) =  Ag2SeO3(s)

Ag2SeO3(s) = SeO2(g) + Ag2O(s)

Ag2O(s) = 2Ag(s) + 1/2O2(g)

 

I gas emessi dalle operazioni di arrostimento vengono lavati con acqua a 90°C per poter recuperare il biossido di selenio che contengono.

L’arrostimento neutro è un processo molto semplice perché usa solo aria come reagente e permette di ottenere  un buon recupero di circa 95% del selenio contenuto nella materia prima se viene seguito sotto stretto controllo e preferibilmente con una carica di fanghi bricchettati, estrusi o pelletizzati. Le temperature di arrostimento sono in genere di circa 600÷800°C. Non si utilizzano temperatura più elevate perché porterebbe alla fusione dei fanghi e alla perdita della struttura porosa necessaria per una buona volatilizzazione del selenio.

Il principale svantaggio dell’arrostimento neutro è dovuto al fatto che spesso i solfati e i sali di altri metalli si decompongono producendo biossido di zolfo che riduce l’acido selenioso generato dal biossido di selenio nella soluzione dilavante:

 

SeO2(g) + H2O(l)  = H2SeO3(aq)

H2SeO3(aq) + 2SO2(g) + H2O(l) =   Se(s) + 2H2SO4(aq)

 

Il selenio metallico ottenuto è finemente polverizzato e può ostruire i beccucci del depuratore. Inoltre subisce una trasformazione di fase a circa 60°C che ne causa l’agglomeramento in grossi grumi che possono intasare condutture, valvole e pompe. Questo problema  può essere tenuto sotto controllo con una corretta progettazione dell’ impianto di depurazione in modo tale che la riduzione dell’acido selenioso avvenga  in un punto dove non si creino ostruzioni. Alcuni sistemi di depurazione utilizzano come liquido depurante soluzioni acquose di idrossido di sodio o di carbonato di sodio che convertono il biossido di zolfo in una soluzione alcalina di solfito di sodio che non riduce l’acido selenioso a selenio elementare. Quindi viene evitata la presenza di selenio elementare nel liquido depurante e i problemi di ostruzione associati. I benefici di una depurazione alcalina devono però essere valutati considerando l’alto costo dei reagenti necessari per il suo utilizzo

Un secondo svantaggio è in relazione alla natura idrofobica del vapore di selenio metallico. Se l’arrostimento non viene eseguito correttamente e l’ossidazione del selenio elementare non è completa il metallo entra nel circuito di depurazione, non viene raccolto dall’acqua e passa nell’atmosfera. Ciò è causa di perdite considerevoli di selenio come specie volatile.

 

L’arrostimento acido o arrostimento per solfatazione o decomposizione termica con acido solforico (Figura 1)

L’arrostimento acido sfrutta l’acido solforico come ossidante per la conversione del selenio e del seleniuro di argento e del seleniuro di rame, contenuti nei fanghi, in biossido di selenio.

Il fango anodico è seccato finché il contenuto di umidità risulta inferiore al 5%. Viene quindi aggiunto al fango acido solforico in proporzione di circa 2,2 kg di acido per kg di fango e la miscela viene riscaldata a 150÷350°C in bollitori poco profondi per 10÷12 ore. Le reazioni tipiche sono:

 

Se(s) +  2H2SO4(l)  = SeO2(g) + 2SO2(g) + 2H2O(g)

Ag2Se(s) + 4H2SO4(l) = SeO2(g) + 3SO2(g) +Ag2SO4(s) +  4H2O(g)

Cu2Se(s)  + 6H2SO4(l)  = SeO2(g)  + 4SO2(g)  + 2CuSO4(s)  + 6H2O(g)

 

E’ evidente che con l’arrostimento acido viene generata una notevole quantità di biossido di zolfo che non è possibile liberare nell’ambiente e va quindi recuperato con reagenti e macchinari opportuni. Se l’impianto ha la possibilità di produrre acido solforico questi vapori di biossido di zolfo concentrato possono essere utilizzati come materia prima.

I gas emessi dalle operazioni di arrostimento vengono lavati con acqua per poter recuperare il biossido di selenio che contengono. La reazione di ossidazione del selenio elementare è reversibile e alle basse temperature del lavaggio, circa 90°C, a cui l’acqua è liquida e produce acido selenioso, permette di ridurre e far precipitare il metallo:

 

SeO2(g) + H2O(l)  = H2SeO3(aq)

H2SeO3(aq) + 2SO2(g) + H2O(l)   = Se(s) +  2H2SO4(aq)

 

Si osserva che durante questa riduzione può essere recuperata una quantità significativa dell’acido solforico utilizzato come ossidante nell’arrostimento. In realtà questo processo consuma più acido di quanto ne venga prodotto dato che solo il biossido di zolfo generato dall’ossidazione del selenio metallico viene riconvertito col lavaggio in acido solforico.

Dato che l’ossidazione avviene a circa 350°C ossia a temperature inferiori rispetto a quelle a cui si ha volatilizzazione del selenio elementare l’arrostimento produce una fase gassosa che contiene solo il biossido di selenio facilmente recuperabile. Perciò se l’ossidazione del selenio e dei seleniuri è completa il lavaggio dei gas emessi risulta molto efficiente e si produce selenio commercialmente puro al 99,5÷99,7%.

Oltre a fornire un metodo efficace di recupero del selenio questo processo avviene a temperature abbastanza basse da evitare di ottenere tellurio insieme al selenio.

Svantaggi di questo processo sono  i tempi di reazione piuttosto lunghi richiesti per l’ossidazione e la grande quantità di  schiuma generata dalla liberazione di biossido di zolfo. Per contenere questa schiuma le apparecchiature devono possedere un elevato bordo libero e risultano perciò piuttosto ingombranti. Inoltre l’impianto di depurazione deve essere progettato in modo tale che la riduzione dell’acido selenioso avvenga  in un punto dove non si creino ostruzioni ad opera del selenio metallico prodotto. Questo problema è stato evidenziato nella trattazione dell’arrostimento neutro. Un ultimo fattore da considerare per la scelta dell’arrostimento acido dei fanghi è che è necessaria una completa solfatazione della carica ossia tutti composti che formano solfati stabili oltre i 500°C devono venire solfatati. Questo può essere positivo o negativo a seconda dei processi successivi e soprattutto per quel che riguarda l’argento.

Figura 1. ARROSTIMENTO ACIDO

 

L’arrostimento alcalino o Soda ash roasting

L’arrostimento alcalino si distingue da quello neutro e da quello acido per il fatto che il selenio non viene volatilizzato bensì viene convertito in una forma facilmente solubile in acqua. I fanghi sono impastati con carbonato di sodio e acqua per formare un estruso o un pellet che viene riscaldato con un flusso di aria a circa 530÷650°C. In queste condizioni il selenio si trasforma facilmente nel seleniato con le reazioni:

 

Se(s) + 3/2O2(g) + Na2CO3(s) = Na2SeO4(s) + CO2(g)

Ag2Se(s) + 2O2(g) + Na2CO3(s) = Na2SeO4(s) + CO2(g) + Ag2O(s)

 

Il selenio viene facilmente estratto con leaching dei fanghi arrostiti e macinati.

Un pregio di questo metodo è l’eliminazione dei complicati circuiti di depurazione. Lo svantaggio maggiore è che tutto il selenio si presenta in forma esavalente e questo nella sua successiva riduzione può creare qualche difficoltà.

Esistono due processi comunemente impiegati per la riduzione del seleniato e molte loro varianti.

 Il primo processo, che si può osservare in  Figura 2, è stato impiegato commercialmente per molti anni. Il selenio viene estratto con leaching dai fanghi sotto forma di seleniato esavalente. Il seleniato di sodio viene recuperato dalla soluzione tramite cristallizzazione e il sale cristallino ottenuto viene miscelato con carbone e ridotto in condizioni controllate a seleniuro di sodio:

 

Na2SeO4(s) + 2C(s) = Na2Se(s) + 2CO2(g)

 

La massa di seleniuro di sodio viene sottoposta a leaching con acqua per formare la tipica soluzione di seleniuro di sodio di colore rosso scuro che viene poi facilmente ossidata alla forma elementare gorgogliandovi dentro dell’aria:

 

Na2Se(aq) + 1/2O2(g) + H2O(l) = Se + 2NaOH(s)

 

Un vantaggio particolarmente importante di questo processo, viste le severe restrizioni esistenti sullo scarico di soluzioni contenenti selenio, è la facilità di riciclo di molti reagenti.

Il secondo processo, che si può osservare in  Figura 3,  riduce il seleniato esavalente a selenio tetravalente utilizzando come riducenti acido cloridrico concentrato o ioni ferrosi catalizzati da cloruri:

 

H2SeO4(aq) + 2HCl(aq) = H2SeO3(aq) + Cl2(g) + H2O(l)

 

Il selenito può essere convertito in selenio metallico con la riduzione operata dal biossido di zolfo:

 

H2SeO3(aq) + 2SO2(g) + H2O(l) =   Se(s) + 2H2SO4(aq)

 

Questo processo, sviluppato durante gli anni ‘40 in Germania,  è ancora impiegato in molti impianti di raffinazione che trattano selenio esavalente e permette di ottenere selenio puro al 99,5%. Un difetto è la grande produzione di cloruro di ferro, contenente tracce di selenio, difficile da controllare o trattare. Inoltre i reagenti sono estremamente aggressivi perciò, per evitare gravi problemi di corrosione, va posta molta attenzione nella scelta delle apparecchiature.

Figura 2. ARROSTIMENTO ALCALINO I

 

Figura 3. ARROSTIMENTO ALCALINO II

 

PROCESSI BASATI SUL LEACHING

Negli anni passati sono stati studiati molti tipi di liscivianti, per dissolvere il selenio presente nei fanghi, come ad esempio il solfito di sodio, l’acido nitrico, acido nitrico con acido solforico, e in alcuni casi anche l’aqua regia. I liscivianti  in genere o non sono sufficientemente aggressivi da sciogliere completamente tutti i composti del selenio o sono talmente aggressivi che aggrediscono non selettivamente tutti i costituenti del fango.

Il non pressure leaching dei fanghi non è un processo molto efficiente mentre risultano di particolare importanza i metodi in cui viene applicata una pressione. In questo tipo di leaching vengono ossidati i solfuri, i seleniuri e i tellururi di rame, argento e oro con tricloruro di ferro, biossido di manganese, Ca(OCl)2, cloro o acido nitrico.

Oggi i sistemi di leaching migliori per il trattamento dei fanghi sono l’alcaline pressure leaching e la clorinazione umida.

 

Acid leaching

Il fango è caricato in digestori acidi della capacità di 350÷400 kg scaldati a 260°C con 78% di acido solforico per 8÷10 ore. Durante la digestione avvengono le seguenti reazioni:

 

Cu2Se + 4H2SO4 = Se + 2SO2 + 2CuSO4 + 4H2O

Ag2Se + 2H2SO4 = Se + SO2 + Ag2SO4 + 2H2O

 

La massa viene quindi scaricata in vasche aperte scaldate a 700°C in modo da completare la reazione e da volatilizzare il selenio. Una piccola quantità di selenio viene ossidata a biossido gassoso e viene recuperata dal lavaggio di depuratori mentre il residuo di solfati viene trattato con leaching per estrarre il rame e l’argento.

Il residuo viene quindi trattato con operazioni pirometallurgiche per recuperare il selenio, il tellurio, il rame, rimasti e la lega argento-oro (doré bullion) che contiene i metalli del gruppo del platino.

Il leaching può avvenire anche con acido solforico diluito e gorgogliamento continuo di aria. Le razioni che hanno luogo sono:

 

Cu2Se + 2H2SO4 + O2 = Se + 2CuSO4 + 2H2O

Ag2Se + H2SO4 +1/2O2 = Se + Ag2SO4 + H2O

 

Azerbaeva e Tseft (1962-64) hanno scoperto che i seleniuri di rame ,argento, piombo, bismuto e ferro vengono decomposti in selenio elementare e cloruri metallici da una soluzione acquosa di cloruri ferrici:

 

CuSe + 2Fe3+ = Se + Cu2+ + 2Fe2+

 

Tseft e altri (1963) hanno studiato il leaching di seleniuri di rame ,argento, piombo, bismuto e ferro in una soluzione di acido cloridrico 2N. Hanno scoperto che tutto il selenio e il tellurio si separano in forma elementare mentre gli altri elementi rimangono in soluzione. Il metodo è stato applicato ai fanghi anodici con risultati analoghi.

 

Leaching con idrossido di sodio (FIGURA 4)

I seleniuri di rame e argento si decompongono in presenza di idrossido di sodio e ossigeno sotto una pressione di circa 14 x 105 Pa e una temperatura di 150°C:

 

Cu2Se + 2O2 + 2NaOH = Na2SeO3 + 2CuO + H2O

Ag2Se + O2 + 2NaOH = Na2SeO3 + 2Ag + H2O

 

Il selenito di sodio è solubile in soluzione. Lo slurry viene filtrato e il selenio viene recuperato dal selenito di sodio presente nella soluzione mentre il residuo è trattato con acido solforico per dissolvere i seleniti eventualmente presenti. L’oro e l’argento sono recuperati dal residuo insolubile.

Figura 4. LEACHING CON IDROSSIDO DI SODIO

 

Alcaline pressure leaching

Sono state fatte molte ricerche sull’ossidazione dei fanghi in un mezzo alcalino e sotto pressione. Sebbene siano state proposte varie condizioni di processo in genere si utilizza una temperatura di circa 160÷220°C e una concentrazione di idrossido di sodio dell’ordine di 100÷500 g/l in funzione della concentrazione di selenio nel fango e del contenuto di solidi nello slurry di fango impiegato mentre il rapporto di liquido/fango viene mantenuto a 4:1. La pressione parziale di ossigeno è di circa 2x 105÷20x 105 Pa.

Il tempo di reazione supera le quattro ore e per ottenere una buona solubilizzazione del selenio può arrivare a dodici ore.La reazione è:

 

Se(s) + 3/2O2(g) + 2NaOH(aq) = Na2SeO4(aq) + H2O(l)

 

Di solito la conversione del selenio nella sua forma esavalente è completa e tutti i solfati metallici presenti nei fanghi vengono trasformati in solfato di sodio e nei loro rispettivi ossidi idrossidi o sali di sodio. Con questa operazione anche il tellurio viene convertito nella sua forma esavalente e questo è un vantaggio poiché il tellurio esavalente è sostanzialmente insolubile nei mezzi fortemente alcalini e può essere separato dal selenio per filtrazione.  I vantaggi del processo includono anche un mezzo non corrosivo, nessuna perdita di selenio volatile, nessun bisogno di un circuito di depurazione, nessuna perdita di metalli contenenti selenio.

Comunque in questo processo si incontra anche qualche difficoltà come i lunghi tempi di reazione e l’ elevato consumo di ossigeno che è coinvolto sia nell’ossidazione del selenio e del tellurio che nell’ossidazione di altri costituenti del fango come composti organici introdotti nella raffinazione come modificatori di crescita. Anche il consumo di idrossido di sodio può essere alto. Il principale svantaggio del processo resta comunque il fatto che tutto il selenio viene convertito nella sua forma esavalente e sono perciò necessarie le lunghe procedure di riduzione già discusse nell’arrostimento alcalino.

Il caustic pressure leaching è un argomento molto trattato in letteratura ma praticamente poco utilizzato.

 

Non pressure soda leaching

Un altro possibile metodo di estrazione consiste nell’arrostire i fanghi in aria a circa 600°C e recuperare il biossido di selenio evaporato con un filtro contenente granulato di carbonato di sodio riscaldato a circa 500°C. Il tellurio e il rame rimasti dopo arrostimento nell’agglomerato sono recuperati con leaching con acido solforico.

 La produttività con questa tecnica è eccezionalmente alta, dato che viene recuperato più del 99% di selenio, ma l’elevata perdita di calore è un grande svantaggio del processo.

 

Processi di clorinazione dei fanghi

Sono qui trattati insieme tutti i processi di clorinazione dei fanghi anche se la clorinazione secca coinvolge metodologie sia pirometallurgiche che idrometallurgiche. La clorinazione non è un semplice processo di deselinizzazione ma piuttosto un operazione con cui si forma una soluzione ricca dei cloruri di tutti i costituenti del fango che formano un cloruro solubile. Successivamente si ha la rimozione del selenio e la generazione di un residuo sottoponibile alle tecniche convenzionali.

Lo studio della clorinazione secca ha portato alla luce l’importanza del controllo della temperatura nelle tecniche impiegate di clorinazione a letto fisso. Le temperature vanno regolate in modo tale che il selenio sia convertito in cloruro volatile insieme al tellurio, mentre l’oro e i metalli preziosi rimangano nei fanghi. Inoltre le temperature devono essere controllate in modo tale che il cloruro di argento che si forma durante la clorinazione non fonda distruggendo la porosità del letto. I problemi di dispersione del calore che si hanno nella clorinazione a letto fisso sono probabilmente i motivi principali che ostacolano la commercializzazione di questo processo.

Invece la clorinazione umida dei fanghi di raffinazione si è dimostrata un metodo semplice e rapido per ottenere buone estrazioni di selenio. Si effettua trattando i fanghi, mescolati con acqua o con acido cloridrico, con cloruro gassoso, in genere a circa 100°C. In queste condizioni il selenio e i seleniuri si sciolgono rapidamente.

 

Se(g) + 2Cl2(g) = SeCl4(aq)

Ag2Se(s) + 3Cl2(g) = 2AgCl(s) + SeCl4(aq)

SeCl4(aq) + 3H2O(l) = H2SeO3(aq) + 4HCl(aq)

 

Sebbene il selenio possa essere inizialmente convertito nello stato esavalente viene comunque poi rapidamente ridotto nella forma tetravalente a causa dell’alta concentrazione di acido cloridrico presente per l’idrolisi dei vari composti che si sono formati durante la clorinazione:

 

H2SeO4(aq) + 2HCl(aq) = H2SeO3(aq) + Cl2(g) + H2O(l)

 

Il cloruro di argento è poco solubile nel liquido di clorinazione e rimane nel residuo dopo filtrazione mentre il selenio presente insieme ai metalli preziosi nel liquido può venire rimosso selettivamente tramite riduzione con biossido di zolfo:

 

H2SeO3(aq) + 2SO2(g) + H2O(l) =   Se(s) + 2H2SO4(aq)

 

Le condizioni di acidità, temperatura e velocità di riduzione sono controllate per evitare la formazione di cloruro di selenio monovalente che potrebbe reagire col selenio prodotto già precipitato per formare una massa appiccicosa che bloccherebbe l’ulteriore riduzione. Nelle appropriate condizioni di acidità, temperatura e concentrazione di biossido di zolfo è possibile far precipitare un prodotto che contiene essenzialmente selenio e metalli preziosi. Il selenio può essere recuperato da questo materiale con alkaline pressure leaching mentre rimane un residuo di oro e metalli del gruppo del platino. Esistono anche scelte migliori dell’alkaline pressure leaching che saranno trattate oltre nei processi di purificazione del selenio.

La clorinazione umida è di facile controllo, coinvolge reazioni rapide, permette un veloce recupero dei metalli preziosi contenuti nei fanghi e potenzialmente è capace di portare tutto il selenio e il tellurio in forma solubile permettendo perdite di selenio e di tellurio minime purché i reattori siano equipaggiati di refrigeranti a riflusso.

I problemi di corrosione, che sono stati il principale ostacolo per l’utilizzo di questo processo, sono oggi diminore importanza grazie allo sviluppo di nuovi materiali polimerici altamente resistenti.

 

CONFRONTO TRA I PROCESSI DI RECUPERO DEL SELENIO DAI FANGHI ANODICI DEL RAME

La bontà di un processo tecnologico per l’estrazione del selenio dipende da molti fattori inclusi la composizione dei fanghi, la compatibilità con le attività già esistenti, l’ubicazione della raffineria con le conseguenti condizioni ambientali e regolamentari, i mercati locali e la presenza di altri impianti con cui sia possibile condividere alcune lavorazioni. Per questa ragione non esiste un processo ottimale per il recupero del selenio ma piuttosto una varietà di metodi utili. In Tabella 1 sono evidenziati i processi principali e le loro caratteristiche. Inoltre sono valutati quantitativamente i vari fattori e gli effetti delle operazioni a valle del processo, come ad esempio il recupero di metalli preziosi, in modo tale da ottenere una votazione per ogni processo. Si noti che i vari metodi, ad eccezione dell’arrostimento neutro, hanno ottenuto punteggio simile.

 

Valore numerico

Significato qualitativo

1

Scarso

2

Medio

3

Buono

4

Elevato

 

 

Arrostimento

neutro

Arrostimento acido

Arrostimento alcalino

Alcaline pressure leaching

Clorinazione umida

Estrazione

2

4

3

3

4

Recupero

2

4

3

3

4

Influenza sull’ambiente

 

2

 

3

 

4

 

4

 

4

Controllo dei rifiuti gassosi

 

2

 

3

 

3

 

4

 

4

Controllo dei rifiuti liquidi

 

2

 

3

 

3

 

2

 

3

Semplicità delle operazioni

 

2

 

2

 

3

 

3

 

3

Costo dell’impianto

 

2

 

2

 

2

 

3

 

2

Costo dei processi

 

3

 

3

 

3

 

3

 

3

Complessità del processo

 

3

 

3

 

2

 

2

 

2

TOTALE

20

27

26

27

29

 

Tabella 1. CONFRONTO TRA I PROCESSI

 

PROCESSI CONSIGLIATI PER IL RECUPERO DEL SELENIO DAI FANGHI ANODICI DEL RAME

La bontà di un processo tecnologico per l’estrazione del selenio dipende da molti fattori inclusi la composizione dei fanghi, la compatibilità con le attività già esistenti, l’ubicazione della raffineria con le conseguenti condizioni ambientali e regolamentari, i mercati locali e la presenza di altri impianti con cui sia possibile condividere alcune lavorazioni. Per questa ragione non esiste un processo ottimale per il recupero del selenio ma piuttosto una varietà di metodi utili. Nonostante ciò i seguenti processi di recupero e purificazione sono da tenere in particolare considerazione.

 

Clorinazione umida + Niter fluxing + Distillazione in vuoto

Questo metodo è particolarmente consigliato a causa degli eccellenti recuperi di selenio e tellurio, del basso tempo di reazione e della migliore estrazione di metalli preziosi in confronto a molti processi  di tipo pirometallurgico.

Inoltre il processo di clorinazione può venire integrato in modo da recuperare tutti i più importanti componenti dei fanghi con il minimo impatto ambientale.

Il selenio recuperato dal liquido di clorinazione può essere sottoposto a niter fluxing per rimuovere i cloruri residui e i composti volatili e infine il prodotto flussato può subire distillazione in vuoto per separare selenio ad elevata purezza e produrre un residuo metallico di oro e metalli del gruppo del platino.

 

Arrostimento acido

Un altro processo consigliato per l’estrazione del selenio è l’arrostimento acido dei fanghi. Questo risulta  particolarmente adatto se è disponibile un impianto per la produzione di acido solforico che può trasformare il biossido di zolfo generato da questo processo. Il recupero del selenio è veloce ed esistono tecnologie disponibili per rimuovere argento e oro dal residuo di distillazione.

 

ACID PRESSURE Leaching + Arrostimento

Probabilmente la scelta migliore sarebbe detellurizzare con un leaching acido sotto pressione seguito da un arrostimento controllato.

E’ importante raccogliere il biossido di selenio nei liquidi di depurazione alcalini per evitare la precipitazione del selenio nel circuito di depurazione e i grossi problemi associati con la manutenzione di tale circuito.

Sebbene questo processo non porti a recuperi di selenio ed eliminazioni confrontabili con quelle dei due processi precedenti resta comunque migliore del convenzionale Doré furnacing.